Sopravvissuta di Barletta: “se parlavo delle crepe perdevo il lavoro!”

Il crollo della palazzina di via Roma a Barletta ha scatenato l'indignazione del Presidente Napolitano, ma dietro c'è anche una storia di sfruttamento

di Vincenzo Avagnale 6 Ottobre 2011 17:26

 La tragedia di Barletta continua a chiarirsi agli occhi degli italiani come qualcosa che va oltre il crollo di una palazzina, è una tragedia sul lavoro, una tragedia che affonda le sue radici nello sfruttamento di persone bisognose, che non possono difendersi.

Il racconto di Mariella Fasanella è calmo, quasi rilassato nonostante le numerose tumefazioni che gli ha provocato il seppellimento sotto tre piani dell’edificio in cui lavorava. Si, perchè nonostante non avesse un contratto lei in quegli spazi angusti ci lavorava per guadagnarsi da vivere. Lei che come le altre ragazze che lavoravano nel maglificio di via Roma è una ragazza madre e nemmeno ha qualcosa contro il suo datore di lavoro Salvio Cinquepalmi, che anzi definisce come una persona buona, che le ha aiutate nel momento del bisogno.

Matilde, Antonella, Giovanna, Tina e Mariella. Questi i nomi delle donne che lavoravano in nero nel maglificio per 3,90 euro all’ora. Niente contributi, niente tasse, pagamento in contanti per non lasciare tracce. Lavoravano in fila per via della strettezza della stanza, con macchine per cucire rappezzate per un lavoro industriale, un ambiente povero e spoglio migliorato solo dalle immagini di qualche santino e dei disegni delle figlie delle operaie.

Sembra una storia tratta da una fiction che parla delle terribili condizioni dei lavoratori dell’800′ o della Cina contemporanea, ma purtroppo parla di cinque operaie sfruttate e morte mentre cercavano di guadagnarsi da vivere. Adesso Mariella è l’unica sopravvissuta, è ricoverata al quarto piano dell’ospedale Dimiccoli, al reparto chirurgia, in una stanza privata.

Le famiglie delle altre vittime sono disperate, il suocero di Antonella Zaza era passato di recente nei pressi dell’edificio ed aveva notato che si reggeva in piedi per miracolo, ebbe paura e chiese ad Antonella cosa ne pensasse, lei gli rispose “non posso farci niente, se parlo perdo il lavoro e non posso permettermelo.”

Questa situazione adesso è venuta alla luce per via del disastro, del crollo della palazzina, ma tanti altri disastri continuano ogni giorno per la zona, dove il lavoro in nero flagella tantissime persone. Il declino del distretto tessile ha fatto chiudere moltissime aziende, arricchendo così il lavoro clandestino, spostando il lavoro dalle fabbriche tutelate dalle leggi e dai sindacati agli scantinati dove vale la regola “ammazzati di lavoro e forse guadagnerai qualcosa per mangiare”. La Cgil stima che a Barletta ci siano almeno altri 200 laboratori tessili abusivi, sconosciuti all’Inps. “Una situazione inaccettabile” disse qualche giorno fa’ Giorgio Napolitano… come aveva ragione.

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