Santhià, strage in famiglia: tre morti. Il nipote ha confessato

Il nipote dei due ottantenni uccisi assieme ad una figlia si sarebbe presentato spontaneamente dalla polizia alla stazione di Venezia, e avrebbe confessato.

di Luca Fiorucci 16 Maggio 2014 22:44

E’ forse ad una svolta il giallo di Santhià, in provincia di Vercelli, dove questa mattina, intorno alle 11.30, sono stati trovati uccisi, in una villetta in viale Marconi, un uomo e una donna, marito e moglie ottantenni, Tullio Manavella e Tina Piccolo, e la loro figlia Patrizia, di 56 anni. E’ stato trovato in serata a Venezia, sporco di sangue ed in stato confusionale, il nipote, Lorenzo Manavella, 25 anni, campione di volley e figlio dell’ex pallavolista Gianluca Manavella, che abita nell’appartamento a fianco con la sua nuova compagna, entrambi attualmente fuori città per lavoro. Il ragazzo si sarebbe presentato di sua volontà al posto di polizia della stazione di Venezia, e avrebbe confessato: “Mi voglio costituire da voi e non a Vercelli. Sono io l’autore del triplice omicidio di Santhià“.

Il giovane era stato visto rientrare l’ultima volta ieri sera verso le 23.30, in bicicletta, e oggi è stato cercato per diverse ore. Il suo cellulare era spento, mentre era stata recuperata la sua bicicletta vicino alla stazione. Stando a quanto riferito dai vicini, il nipote, in questi giorni, viveva solo nella “sua” parte della villetta, e ieri sera sarebbe stato visto uscire tranquillamente dalla casa dei nonni, con i quali, dicono, era in ottimi rapporti. Patrizia Manavella, riporta “Vercelli Oggi”, aveva denunciato lunedì un furto nella sua abitazione e si era probabilmente trasferita temporaneamente nella casa dove vivevano i genitori e il fratello.

Sul suo corpo sarebbero state trovate molte ferite, alcune delle quali alla testa, inferte con un corpo contundente o con un punteruolo. I due anziani sono stati invece trovati all’interno della villa, in una stanza al pianterreno, chiusa a chiave dall’esterno, nella quale i vigili del fuoco sono entrati passando dalla porta finestra che dà sul giardino. E’ stato il figlio Luca, dalla Sardegna, a chiamare questa mattina a casa della madre, da tempo costretta sulla sedia a rotelle, ma senza avere risposta, e ha quindi telefonato al cellulare della sorella Patrizia, ma anche qui non ha ottenuto risposta.

A quel punto l’uomo ha chiamato un amico di Santhià, presidente della locale società di pallavolo, la Stamperia Alicese, in cui gioca il figlio Lorenzo e di cui il padre è allenatore, chiedendogli di andare a controllare. Questi, recatosi in via Marconi, ha citofonato, senza avere risposta, ma in quel momento è giunta la badante della signora Bono, che ha le chiavi di casa. La donna ha provato ad aprire, ma le chiavi non funzionavano, e a quel punto sono stati chiamati i vigili del fuoco, che hanno sfondato la porta. I vicini, increduli, parlano di famiglia tranquillissima”.

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