Primario di chirurgia plastica arrestato per corruzione

All'uomo, spedito ai domiciliari, sono stati contestati diversi reati.

di Simona Vitale 29 Marzo 2012 16:01

Lo scandalo ha colpito l’ospedale fiorentino di Careggi in seguito all’arresto del Primario del suo reparto di chirurgia plastica e ricostruttiva Mario Dini. Il provvedimento è stato eseguito dai militari del nucleo tributario della Guardia di finanza di Firenze su ordine del Gip di Firenze Paola Belsito e su richiesta dei Pubblici Ministeri Luca Turco e Giuseppina Mione.

L’arresto di Dini rientra nell’ambito dell’inchiesta che ha portato a 53 perquisizioni domiciliari in 7 regioni tra cui Campania, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Veneto, nei confronti di altre persone che non sono però state colpite da provvedimenti restrittivi della libertà di alcun genere. I reati contestati all’uomo sono quelli di peculato, corruzione, concussione, falsità ideologica in atti pubblici e abuso d’ufficio. Dini non solo è Primario del reparto di Chirurgia estetica dell’ospedale di Careggi, ma dirige anche la  scuola di specializzazione di chirurgia plastica ricostruttiva estetica dell’università di Firenze. Sembra che il Primario abbia favorito un’azienda produttrice di protesi al seno nella vendita all’ospedale di Careggi in cambio della promessa di vantaggi personali: tra cui apparizioni televisive o viaggi all’estero a spese della società.

Non finisce qua. A Dini vengono inoltre contestati “profitti illeciti” riguardanti la sua attività in regime di “intramoenia”. Secondo le ricostruzioni degli inquirenti il Primario, che avrebbe dovuto svolgere la professione al di fuori del normale orario di lavoro, faceva in realtà di fatto e stabilmente la libera professione in strutture convenzionate e non, appropriandosi di denaro destinato proprio all’ospedale di Careggi. Per le attività in regime di intramoenia parte degli incassi devono essere girati all’ospedale e senza pagare il fisco. Inoltre, sempre secondo gli investigatori, Dini operava per di più in strutture private non convenzionate, utilizzando del personale che invece doveva lavorare solo nel servizio pubblico, come un altro medico distolto dalla sua attività  nel reparto di chirurgia plastica di Careggi.

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