Nel Pd si riapre il caso Cancellieri. Civati: “Si voti la sfiducia”

Il candidato alle primarie ha chiesto che nel partito si voti su cosa fare quando il 20 sarà in Parlamento la mozione di sfiducia del M5S contro il ministro.

di Luca Fiorucci 15 Novembre 2013 11:24

La conferenza dei capigruppo di Montecitorio ha anticipato dal 21 al 20 novembre dalle 10.30 la discussione sulla mozione di sfiducia presentata dal Movimento 5 Stelle contro il ministro della Giustizia Annamaria Cancellieri. Nel Pd, che due settimane fa aveva confermato il sostegno al Guardasigilli, Pippo Civati ha invece chiesto che si voti all’interno del partito su quale linea adottare:

“Chiedo, per prima cosa, che il gruppo Pd voti questa decisione al suo interno. Siccome oltre a me anche Renzi ha fatto capire di volere le dimissioni del ministro, e siccome lui conta su una vasta schiera di deputati (i “suoi” e i fassiniani, i veltroniani, i lettiani, i franceschiniani che lo sostengono), è probabile che questa decisione passi. Altrimenti ci troveremmo di fronte al solito equivoco”

ha scritto sul suo blog il candidato alla segreteria. Il sindaco di Firenze Matteo Renzi, intervenendo giorni fa a “Servizio Pubblico”, aveva spiegato che riteneva opportune le dimissioni del ministro. In molti, poi, nel partito, avrebbero chiesto una discussione e anche un voto tra i deputati, tant’è che il capogruppo Roberto Speranza potrebbe convocare un’assemblea prima di mercoledì, quando la Camera si dovrà pronunciare sulla mozione di sfiducia. Anche i renziani sono per una discussione fra i deputati e un voto all’interno del partito sulla linea da tenere: “Si deve pronunciare il gruppo e poi votare. Poi la decisione si rispetta” ha affermato Ernesto Carbone, uno dei primi a chiedere le dimissioni del ministro.

Il fronte renziano, però, potrebbe non essere del tutto compatto: sembra difficile, ad esempio, che i “franceschiniani” possano votare la sfiducia, essendo il ministro Franceschini al governo con la Cancellieri. Spetterebbe proprio al ministro per i Rapporti con il Parlamento cercare di mediare fra le varie componenti del Pd, mentre da Palazzo Chigi non ne vogliono sapere di un passo indietro della Cancellieri. Secondo Felice Casson, anche fra alcuni senatori del Pd vi sarebbe irritazione “per il comportamento reticente del ministro che evidentemente ha fatto molte telefonate a Ligresti”. Ieri “Repubblica” ha riportato dell’esistenza di un altro tabulato telefonico, relativo alle telefonate effettuate sull’utenza di Antonino Ligresti dopo il 19 agosto, secondo il quale sarebbe avvenuta una terza telefonata tra questi e il ministro, il 21 agosto, mentre la Cancellieri aveva detto di aver fatto due telefonate e di aver poi risposto a un sms di Ligresti.

Dal tabulato, secondo alcune fonti, risulterebbero inoltre vari contatti fra Antonino Ligresti, amico di famiglia del ministro, e le persone vicine al Guardasigilli, come anche il marito, Sebastiano Peluso. La Procura di Torino, comunque, aveva spiegato che “agli atti non vi è nulla di penalmente rilevante”. In difesa della Cancellieri si è schierata proprio Giulia Ligresti, che, intervistata da Bruno Vespa a “Porta a Porta”, ha affermato: “Mi dispiace comunque per le persone che mi sono state vicine e che hanno cercato di aiutarmi in un momento di grandissima difficoltà”.

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