Parolisi chattava con i trans a due giorni dalla morte di Melania

Mentre si avvicina la prima udienza per il processo, prevista per il 27 gennaio, emergono nuove rivelazioni. I Ros hanno scoperto dal pc di Parolisi dei messaggi indirizzati a dei trans il 2 aprile, giorno in cui fu scoperto il cadavere della moglie Melania Rea.

di Massimiliano Dramis 3 Febbraio 2012 16:30

In attesa del 27 febbraio, giorno in cui è prevista la prima udienza del processo per la morte di Melania Rea, emergono nuovi rivelazioni, che seppur non sanzionabili penalmente, arricchiscono le accuse che sostengono il movente passionale alla base dell’omicidio.

Gli esperti del Ros infatti, hanno ripescato dal pc di Salvatore Parolisi, ex marito e al momento unico indagato per la morte della moglie, dei messaggi prontamente rimossi  che erano indirizzati a dei trans. Conversazioni che sarebbero avvenute sia dall’abitazione  del caporalmaggiore, sia dalla caserma “Clementi” di Ascoli, dove il militare prestava servizio.

Quindi non solo la frequentazione con l’amante Ludovica, ma anche altre possibili “relazioni”, che avvalorano l’impianto accusatorio dei pm Davide Rosati e Greta Aloisi che sostengono che dietro l’omicidio ci sia il movente passionale dettato anche da un matrimonio che ormai era davvero giunto ai titoli finali.

Queste nuove rivelazioni avvalorano quindi l’ipotesi dei legali della Rea secondo cui la giovane moglie prima di essere uccisa, avrebbe scoperto le frequentazioni del marito e lo avrebbe minacciato di riferire tutto all’esercito.

Inoltre è davvero misterioso e inquietante il fatto che proprio il 20 aprile, giorno in cui è stato scoperto il cadavere della 29enne,  il marito stesse trattenendo delle conversazioni con dei trans, con la giovane moglie tra l’altro morta da due giorni.

Anche se la prima udienza è prevista per il 27 febbraio, il 7 scadono i 15 giorni di tempo a disposizione dei legali di Parolisi  per chiedere ad un altro giudice un eventuale rito abbreviato. Difatti, nel caso in cui ci fosse la condanna, questa diversa modalità consentirebbe all’imputato una  riduzione di un terzo della pena, proprio per questo motivo gli avvocati di Parolisi hanno ipotizzato una simile conclusione.

Queste le parole dell’avvocato Gionni, legale della famiglia Rea: “Forse Melania aveva scoperto che il marito chattava con dei trans e per questo potrebbe averlo minacciato di riferire tutto all’esercito con la conseguenza della perdita di lavoro. Ma la cosa che inquieta è che anche il 20 aprile, giorno della scoperta del cadavere, Parolisi chatta con i trans mostrando disinteresse per la ricerca della moglie”.

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