Parlamentari italiani con stipendi da record: i più alti d’Europa

Secondo il rapporto concluso dalla Commissione Giovannini, gli stipendi dei parlamentari italiani sono i più alti d'Europa. Dati raccolti, quelli della Commissione, che però sono ritenuti dalla stessa provvisori e di qualità insufficiente per una loro utilizzazione ai fini dell'adeguamento alla media europea.

di Simona Vitale 3 gennaio 2012 10:09

Ognuno ha i suoi record, è proprio il caso di dirlo. E se la Germania ha felicemente registrato nel corso del 2011 il più alto tasso di occupazione degli ultimi 20 anni, anche l’Italia vanta un suo personale record in Europa. I parlamentari italiani percepiscono stipendi da record, sicuramente i più alti d’Europa. Ben 16 mila euro lordi al mese in tasca. Cifra considerevole rispetto ai 13.500 di un deputato francese, i 12.600 di uno tedesco, i 10 mila euro di un rappresentante della Camera in Olanda, i 9.200 di un deputato belga, gli 8.650 di un austriaco, e dei “miseri” 4630 euro di un deputato spagnolo. I risultati della Commissione Giovannini parlano chiaro: i parlamentari italiani percepiscono, dunque, uno stipendio dal 20% al 400% superiore rispetto a quelli dei deputati europei.

Ai 16 mila euro euro debbono poi aggiungersi:  la libera circolazione ferroviaria, autostradale, marittima e aerea, le spese di segreteria e rappresentanza (tra i 3.690 euro e i 4.180), i rimborsi per spese telefoniche e dotazione informatica. La Commissione, guidata dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, è composta da esperti di notevole fama, compreso un rappresentante di Eurostat. Le tabelle sono state pubblicate sul sito della Funzione Pubblica, ma rischiano di servire a ben poco. Così, sembra che sarà difficile far scattare la mannaia sui costi della politica italiana. La norma, fortemente voluta da Giulio Tremonti e attesa dai Presidenti di Camera e Senato, dunque, di adeguamento degli stipendi parlamentari alla media europea, sembrava semplice. In realtà, la Commissione ha pubblicato i dati raccolti, entro il 31 dicembre, come prevede la legge, ma i risultati sono alquanto disarmanti: “La Commissione considera i dati contenuti del tutto provvisori e di qualità insufficiente per una loro utilizzazione ai fini indicati dalla legge“. Utilizzare questi dati per tagliare i costi della politica italiana e dei vertici delle amministrazioni è per la Commissione Giovannini assolutamente impraticabile: “Nonostante l’impegno profuso e tenendo conto dell’estrema delicatezza del compito ad essa affidato, nonché delle attese dell’opinione pubblica sui suoi risultati, la Commissione non è in condizione di effettuare il calcolo di nessuna delle medie di riferimento con l’accuratezza richiesta dalla normativa” conclude dunque il rapporto.

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