Muore il “padre” dell’intelligenza artificiale

L'informatico aveva raggiunto vari traguardi professionali nel suo campo, ma in particolare verrà ricordato per la coniazione del termine "intelligenza artificiale". Muore alla matura età di 84 anni.

di Vincenzo Avagnale 26 Ottobre 2011 14:55

John McCarty aveva creato il linguaggio di programmazione Lisp, nonché primo studioso a coniare l’espressione “intelligenza artificiale”. 

Il nuovo secolo procede veloce e senza particolare attenzione ai geni del passato, che impietosamente muoiono e lasciano spazio alle nuove generazioni. John McCarty se ne va poco dopo Steve Jobs, morto lo scorso 5 ottobre. L’informatico era più vecchio di Jobs e decisamente meno ricco e famoso, ma rimane comunque uno degli uomini più importanti della storia del settore.

McCarty nacque nel 1927 a Boston. Studiò matematica e Princeton assieme a John Nash. Con l’invenzione del linguaggio di programmazione Lisp ha creato un qualcosa capace di rimanere in uso ancora oggi, dopo ben 50 anni dopo la sua prima comparsa.

Secondo lo scienziato, o almeno ne era profondamente convinto, le capacità delle macchine di simulare con precisione certi aspetti dell’intelligenza umana erano concretamente alte e sebbene ci fossero delle limitazioni intrinseche rispetto alle possibilità fisiche dell’hardware esse potevano essere aggirate con un uso sapiente dei mezzi a disposizione.

Lui con tanti altri visionari, come Dennis Ritchie, ha dato al mondo molto strumenti tecnologici, che pur essendo oggi diventati desueti sono stati la base imprescindibile per il successivo progresso. Le sue invenzioni hanno dato lustro alla qualità del progresso scientifico della scuola americana ed è stato infatti insignito del Premio Turing nel 1927 e della Medaglia Nazionale della Scienza consegnatagli dal presidente degli Stati Uniti nel 1991.

Il suo apporto è stato molto importante anche per la scuola americana della psicologia definita “Cognitivismo”, la quale ha mosso i primi passi negli ambiti più difficili da indagare del comportamento umano come le motivazioni dietro le azioni e l’intelligenza. Il suo contributo è stato sia materiale, con macchinari per la sperimentazione, sia metodologico; infatti la principale metafora usata dagli psicologi cognitivisti era il paragone fra la mente umana ed il computer.

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