Libero Shalit dopo quasi 2000 giorni di prigionia

In un clima meno gelido del solito fra i deserti della Palestina viene liberato finalmente Ghilad Shalit, il soldato israeliano prigioniero di Hamas da 5 anni. Uno scambio di prigionieri che fa cadere uno dei tanti ostacoli alla diplomazia fra Israele e Palestina.

di Vincenzo Avagnale 18 Ottobre 2011 11:48

La liberazione del caporale israeliano prigioniero di Hamas dal 2006 pone un ulteriore ponte fra le diplomazie dei due paesi, che dopo il gelo dovuto alla richiesta di riconoscimento della Palestina fatta da Abu Mazen al consiglio di sicurezza dell’Onu, riprende colore. Shalit viene liberato dopo 5 anni di prigionia in cui si è più volte temuto per la sua sorte.

La Tv egiziana ha trasmesso le prime immagini della liberazione del soldato israeliano Ghilad Shalit, che secondo gli accordi fra Israele ed Hamas avviene nei pressi del valico di Rafah, in territorio egiziano. Sul confine fra la Striscia di Gaza ed il Sinai egiziano termina quindi la lunga prigionia di uno degli ostaggi più cari al popolo israeliano, il prigioniero appare molto dimagrito rispetto alle sue vecchie foto, ma in buone condizioni, ha infatti camminato senza alcuna difficoltà e non ha dato segni di ferite.

L’annuncio dell’avvenuta consegna alle autorità egiziane è delle 7,30 di questa mattina, tuttavia i “Comitati di resistenza popolare”, un braccio armato oltranzista di Hamas, aveva smentito questa partenza. Il portavoce di Israele non ha voluto rilasciare dichiarazioni “quando sarà in territorio israeliano ci feliciteremo per il suo ritorno, ma non prima”. Hamas si è poi affrettata a confermare la partenza ed a bacchettare gli estremisti, che per poco non facevano saltare il già fragile accordo. 

In cambio del suo caporale Israele ha liberato ben 477 prigionieri dalla base di Ofer in cui erano stati trasferiti, che sono stati affidati alla Croce Rossa vicino alla Cisgiordania, dove sono attesi a Ramallah. Altri 550 prigionieri verranno liberati nei prossimi mesi. Per adesso i 477 prigionieri si sono avviati nelle prime ore dell’alba a Karem Shalom, per poi dirigersi insieme ai funzionari della Croce Rossa, che ne accerteranno le condizioni, fino al paese islamico.

Il padre di Shalit ha definito la giornata di oggi: “il giorno più bello della mia vita, finalmente posso tirare un respiro di sollievo. Non vedo l’ora di riabbracciare mio figlio”. Ad attendere Gilad c’è il padre Noam Shalit ed premier israeliano Benjamin Netanyahu, come riferisce il quotidiano Haaretz.

Il sito Ynet ha comunicato le fasi dello spostamento dei prigionieri palestinesi, mostrando anche le numerose critiche dei familiari delle vittime che hanno lottato fino all’ultimo per impedirne la liberazione; infatti risale a pochi giorni fa la bocciatura della Corte suprema israeliana, che aveva sancito l’accordo per lo scambio di prigionieri. Sono controverse le argomentazioni in merito, infatti molti sono disposti ad accettare che parecchi assassini vengano liberati per salvare una vita, mentre altri, i parenti delle vittime in primo luogo, non riescono a comprendere come liberare tante canaglie possa essere positivo visto il rischio di reiterazione di questi delitti.

“Un insulto alla memoria di chi è morto vittima di attentati terroristici” è stato il commento del portavoce delle associazioni dei parenti delle vittime, ma nel frattempo Shalit prosegue il suo percorso verso casa e la gioia si mescola alla rabbia.

Dall’Italia arrivano incoraggiamenti e lodi per questo scambio invece: “vogliamo vedere Shalit libero ed in buona salute” ha detto il ministro Frattini, il quale ritiene che questi negoziati siano un preludio molto importante per la risoluzione del conflitto in medio oriente che dura ormai dalla fine della seconda guerra mondiale. Il rilascio dei rispettivi prigionieri fra due nemici può essere un ottimo gesto di riconciliazione e pace, che dovrebbe incoraggiare le parti a tornare al tavolo delle trattative. 

Le tensioni di qualche tempo fa’ per la distruzione di una moschea in Israele sembrano essersi acquietate e l’appella lanciato dal premier Netanyahu alla coesione sembra aver sortito il suo effetto; tuttavia pare che adesso i maggiori ostacoli al processo di pace siano tutti israeliani. Hamas infatti, pur ricevendo come contropartita mille dei suoi uomini, ha dimostrato di voler cambiare l’atteggiamento estremista e terroristico che la contraddistingueva e di essere, almeno all’apparenza, un interlocutore affidabile.

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