La pizza più buona? A Verona, ma Napoli si ribella

Il Gambero Rosso ha assegnato i suoi "Tre Spicchi" 2013 alla pizzeria I Tigli di Simone Padoan. Parte l'accusa di razzismo culinario dal capoluogo campano.

di Simona Vitale 11 ottobre 2012 11:43

Napoli, città di sole mare e pizza. Come pensare dunque ad una città diversa dal capoluogo partenopeo per gustare uno degli alimenti che tutto il mondo ci invidia? Ebbene, non è così. La pizza più buona d’Italia non viene prodotta da qualche noto ristorante napoletano, ma addirittura nella fredda Verona. Precisamente, la beffa a Napoli arriva da un piccolo paesino della provincia, San Bonifacio che, evidentemente, con la pizza sembra davvero saperci fare.

Questo, perlomeno, secondo quanto decretato da Il Gambero Rosso che ha assegnato i suoi “Tre Spicchi” 2013 alla pizzeria I Tigli capitanata da Simone Padoan. Alla notizia, a Napoli è prevedibilmente scoppiata la protesta. I tradizionali maestri della pizza partenopea accusano solo di una cosa: cospirazione politica, altrimenti detto “razzismo culinario”, come riportato da il quotidiano L’Arena. Un’iniziativa di protesta è stata, per così dire, iniziata alla notissima pizzeria Sorbillo dei Tribunali, storico locale di Napoli, e il processo si svolge alla presenza sia dei cittadini che dei pizzaioli: una decisione incredibile e surreale che ha lasciato interdetto praticamente tutti.

Spiegano il pizzaiolo Gino Sorbillo e l’ex assessore all’ agricoltura della Provincia di Napoli ed attuale commissario campano dei Verdi Ecologisti Francesco Emilio Borrelli:

Che a Napoli e provincia non ci sia nemmeno una pizzeria degna di essere segnalata dal Gambero Rosso appare surreale e incredibile. Delle due l’ una o gli esperti della guida culinaria hanno voluto denigrare la nostra città oppure come è già successo con il riconoscimento della Pizza stg c’ è l’ ennesima operazione politica che tende a denigrare e a minimizzare il ruolo della Pizza e dei pizzaioli napoletani. Non a caso vengono premiate pizzerie del Veneto da sempre territorio e base elettorale leghista. Anche questa volta dobbiamo reagire con sdegno all’ ennesimo attacco gratuito alla professionalità ed all’ impegno dei maestri pizzaioli napoletani. Dopo tutti i danni ed i problemi che ci hanno creato i leghisti adesso dobbiamo difenderci anche dal razzismo culinario.

Dal canto suo Padoan ha spiegato: “Non capisco il motivo di tutte queste polemiche da parte dei miei colleghi napoletani. Sono già quattro anni che siamo indicati tra i migliori d’Italia“, rispondendo alle insinuazione dei grandi pizzaioli di Napoli, che, tra l’altro, sono amici suoi: dallo stesso Sorbillo a Jervolino, a Coccia.

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