Iran: minacce di blocco del petrolio in caso di sanzioni

Secondo l'ammiraglio iraniano Sayyari non sarà necessario per il momento chiudere lo stretto di Hormuz, ma resta il fatto che in caso di misure restrittive contro l'acquisto di petrolio iraniano il paese islamico bloccherà l'accesso alle petroliere di tutti gli altri paesi.

di Vincenzo Avagnale 28 Dicembre 2011 19:31

Il capo della Marina iraniana, l’ammiraglio Habibollah Sayyari, ha usato parole al contempo distensive e minacciose nei confronti dell’ipotesi che l’occidente commini al suo paese nuove e più pesanti sanzioni per via dell’operato in ambito di sviluppo nucleare. Secondo l’ammiraglio “chiudere lo Stretto di Hormuz per le forze armate iraniane è più facile che bere un bicchiere d’acqua, ma ora non è necessario dal momento che controlliamo il mar dell’Oman e il transito delle petroliere“.

La dichiarazione è stata fatta all’emittente “PressTv” e giunge sull’onda delle altre affermazioni di Teheran, che aveva minacciato già nei giorni scorsi di chiudere lo stretto, cosa che porterebbe ad un gravissimo collasso del mercato del petrolio e che in questa particolare congiuntura economica potrebbe significare un disastro di proporzioni difficilmente prevedibile. Tuttavia la repubblica islamica non sembra preoccuparsene molto e come al solito non retrocede di un passo.

Se venissero adottate sanzioni contro il petrolio iraniano, nessuna goccia di greggio passerà più dallo Stretto di Hormuz” aveva affermato con spregio il vice presidente iraniano Mohammad Reza Rahimi. “Noi non abbiamo alcun desiderio di ostilità, ma l’Occidente non vuole desistere dal suo piano di imporre sanzioni”. 

Il problema di questa minaccia, che in realtà metterebbe contro l’Iran tutta la comunità araba (che avrebbe perdite economiche incredibili in pochi giorni di un eventuale blocco dello stretto), è che potrebbe davvero essere attuata con facilità; tuttavia va ad inserirsi nel complicato gioco della diplomazia, in cui tutte le parti in gioco rischiano di andarci a perdere, ma tutte in realtà agiscono molto più lentamente e cautamente di quanto non dicano.

Le parole dell‘ammiraglio iraniano Habibollah Sayyari arrivano come una distensione dei toni, sembrano infatti spiegare che al momento non c’è alcuna esigenza di una misura così estrema. Gli altri paesi Arabi hanno rilasciati dei secchi “no comment” alle domande della stampa internazionale, limitandosi a dire che un blocco dello stretto verrebbe considerata una grave violazione dei diritti e della sovranità della maggior parte dei paesi produttori di petrolio.

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