In Italia, gli avvelenamenti degli animali sono in aumento

La presenza di esche avvelenate sta provocando la morte di molti animali e mettendo a rischio la vita dei bambini. Dal web, parte la protesta.

di Elena Arrisico 28 aprile 2012 13:09

Tutta l’Italia sommersa da bocconi avvelenati; un fenomeno in crescente aumento e da cui sembra impossibile potersi difendere, nonostante vi siano delle leggi che dovrebbero essere rispettate, secondo cui l’uccisione di animali è un reato previsto dall’art. 544-bis del Codice Penale, ai sensi del quale: “Chiunque, per crudeltà o senza necessità, cagiona la morte di un animale è punito con la reclusione da tre mesi a diciotto mesi“.

A Trappeto – in provincia di Palermo – tra mille agonie, sono già deceduti diversi animali, sia randagi che padronali, vittime della crudeltà umana.
Bocconi avvelenati ovunque, persino nel giardinetto del lungomare predisposto all’accesso dei bambini – è un piccolo parco giochi – dove spesso passeggiano anche i residenti con i propri cani, facendo diventare la questione anche un problema di sicurezza pubblica. Non è infatti molto difficile che un bimbo tocchi una polpetta avvelenata e poi si porti le mani alla bocca; i bambini, quindi, rischiano tanto quanto i poveri animali di Trappeto.
Un’intera colonia felina e all’incirca 30 cani sono già stati uccisi e, purtroppo, il numero potrebbe crescere ancora. I volontari – così come i padroni delle vittime e diversi abitanti della zona – chiedono che si faccia immediatamente qualcosa di concreto per risolvere l’emergenza. Del resto, è espressamente vietato dalla legge diffondere veleni (L.N. 157/92 art. 21, che prevede un’ammenda fino a 1549,37 euro; art. 146 T.U. Leggi Sanitarie, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni e un’ammenda da 51,65 euro fino a 516,46 euro), così come anche il Ministero della Salute ha recentemente emanato un’Ordinanza concernente norme sul divieto di utilizzo e di detenzione di bocconi avvelenati (G.U. n.58 del 9 marzo 2012) ed il Ministero della Sanità ne ha invece emanato una che obbliga il Sindaco ad aprire un’indagine con l’ausilio delle Autorità competenti (comma 1 art. 4) e ad attivarsi entro 48 ore per effettuare la bonifica del territorio interessato, secondo l’Ordinanza Ministeriale del 10 febbraio 2012.
A Trappeto, intanto, qualcosa si sta fortunatamente muovendo, grazie anche alle prove fornite all’Istituto Zooprofilattico dalla proprietaria di uno dei cagnolini deceduti; il Sindaco ha infatti dato disposizione di far bonificare la zona.
Anche a Carini – sempre in provincia di Palermo, nei pressi della zona industriale – sono morti diversi cani e a Serra San Bruno – in provincia di Vibo Valentia – stesso drammatico scenario, ma con un lieto fine, in quanto il cagnolino è stato fortunatamente salvato dall’intervento tempestivo di un veterinario.

Diversi volontari hanno deciso di dire basta a tanta cattiveria e ci si sta muovendo in massa, partendo dal web.
A capo della protesta c’è Alessandra Di Piazza – attivista e volontaria da anni – che ha lanciato diverse iniziative su Facebook per cercare di porre fine alla moria di animali innocenti, fra cui una mostra alla Mondadori di via Ruggero Settimo a Palermo – in data ancora da destinarsi – e la proposta di girare tutti i comuni della Sicilia per porre in risalto il drammatico problema.
A Trappeto è in atto una vera e propria strage ai danni di molti animali, randagi e non, che vengono quotidianamente avvelenati. Alla mia amica hanno ucciso tutti i gatti che vivevano da sempre liberi nel suo giardino. Chicco, volpinetto bianco che aveva un padrone ma girava libero per il paese, è morto avvelenato. Molti altri animali sono morti e altrettanti rischiano di morire tra atroci sofferenze. Possiamo tranquillamente dire che tutta la cittadinanza è responsabile, a partire dal Sindaco. Abbiamo creato un gruppo su Facebook e scritto a Striscia La Notizia, ma chiediamo massima visibilità per risolvere il problema“, spiega Alessandra.

È chiaro che non occorre essere animalisti per restare inorriditi ed indignati da tutto ciò. La morte – a seconda del tipo di veleno usato – può sopraggiungere dopo vomito, difficoltà respiratorie e motorie, salivazione eccessiva, spasmi, forti emorragie ed asfissia.
La normativa è chiara ed i casi di avvelenamento – anche senza per forza l’avvenuta morte dell’animale – devono essere documentati tramite prove e denunciati per legge alle Autorità competenti (Carabinieri, Polizia Municipale, Polizia di Stato, Polizia Provinciale, Corpo Forestale dello Stato o Guardia di Finanza). Successivamente, il medico veterinario – che ne avrà accertato l’avvelenamento – provvederà ad inviare il referto e le prove utili all’identificazione del veleno all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale competente per territorio. La denuncia può, ovviamente, essere fatta anche contro ignoti e dopo il semplice ritrovamento di esche avvelenate.
Intanto, è bene ricordare, a chiunque avesse il sospetto che un animale sia stato avvelenato, di contattare immediatamente il veterinario più vicino ed eventualmente – sotto stretto consiglio del medico – far vomitare l’animale somministrando dell’acqua calda salata.
Occorre la partecipazione di tutti per cambiare sul serio qualcosa e salvare delle vite, vigilando, ripulendo le strade e denunciando la presenza di eventuali bocconi avvelenati, sperando che presto giustizia verrà fatta.

55 condivisioni e commenti
Condividi e commenta!

Commenti