I radicali: “Liberalizzare la marijuana, altrimenti ci autodenunciamo”

"Basterebbe che ogni giorno cento consumatori, coordinandosi on line, si recassero a consegnare spontaneamente le loro sostanze - dice Mario Staderini - e le questure sarebbero completamente intasate”.

di Gianni Monaco 9 Gennaio 2012 12:35

Da quando il governo Monti si è insediato, non ha fatto altro che promettere liberalizzazioni a tutto campo. Il primo ministro ha assicurato che la cosiddetta “fase due” sarà realtà già a partire da questi mesi. Farmacie, taxi, avvocati, notai, distrubuzione carburanti: teoricamente le liberalizzazioni dovrebbero toccare tutti questi settori. Ma per i Radicali italiani un altro comparto deve subire lo stesso processo: è quello delle droghe leggere.

Il segretario del partito fondato da Marco Pannella va all’attacco: “Nel nostro paese ci sono 117 uffici di polizia e quattro milioni di consumatori di droghe leggere – spiega Mario Staderini. – Basterebbe che ogni giorno cento di loro, coordinandosi on line, si recassero a consegnare spontaneamente le loro sostanze e le questure sarebbero completamente intasate”. L’obiettivo dell’iniziativa, argomenta  il segretario dei radicali, è quello di dimostrare che “il proibizionismo ha fallito, non funziona e non conviene. La gente – dice ancora Staderini – deve capire che, grazie al fiume di denaro che arriva dalle droghe, le mafie hanno inquinato le nostre economie, hanno invaso le nostre città e corrompono le istituzioni dello Stato”.

In Italia la vendita di sostanze stupefacenti, come si sa, è vietata. Molto dura è legge Fini-Giovanardi, che ha fatto finire in prigione ben 28mila persone. Per Staderini la legislazione in materia è assolutamente dannosa e dunque da cambiare radicalmente. L’esponente del partito antiproibizionista sostiene che la Fini-Giovanardi “ha un effetto negativo sui diritti umani, basta pensare ai casi Cucchi, Aldrovandi e Branzino”.

Staderini se la prende anche con i mass media, che sul tema tacciono, mentre fino a qualche decennio fa il dibattito era aperto. Il segratario dei Radicali chiede alla Rai di tornare a fare informazione per consentire ai cittadini di farsi una corretta opinione sugli effetti delle leggi proibizioniste.

Intanto è appena uscito un rapporto del King’s College di Londra: gli scienziati che lo hanno curato sostengono che l’uso di droghe leggere se non è massiccio e molto frequente non danneggia assolutamente il cervello. Gli effetti, sempre secondo lo studio, sono invece molto negativi quando si tratta di droghe pesanti, in particolar modo se assunte per lungo tempo.

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