“Droghe leggere non danneggiano cervello”: lo dice il King’s College di Londra

La ricerca è stata condotta su 9mila individui di circa 50 anni che hanno usato occasionalmente gli stupefacenti. Secondo il prof. Halpern, però, l'utilizzo prolungato e frequente di droghe è certamente dannoso.

di Gianni Monaco 7 Gennaio 2012 14:41

Giunge dalla Gran Bretagna una notizia destinata a fare discutere in maniera animata proibizionisti e antiproibizionisti. La notizia è che per gli scienziati del King’s College di Londra coloro i quali facevano uso occasionale di marijuana, Lsd e funghi allucinogeni, sono arrivati ai 50 anni di vita con una memoria in perfetta forma. Secondo lo studio degli psicologi, la loro memoria è paragonabile a quella dei coetanei che con le suddette sostanze non hanno avuto nulla a che fare.

Il test è stato effettuato su novemila inglesi con alle spalle circa mezzo secolo di vita. Queste persone sono state sottoposte a test cognitivi, di attenzione e di memoria, otto anni dopo aver risposto a un questionario relativo all’uso di droghe leggere. A quell’epoca il 6% aveva sostenuto di aver fumato marijuana nell’ultimo anno; una persona su quattro diceva di averla consumata almeno una volta nella vita. Percentuali inferiori, comprese fra il 3 all’8%, erano relative all’utilizzo di altre undici sostanze illegali quali amfetamine, Lsd, funghi allucinogeni, estasi e cocaina (quest’ultima è considerata una droga pesante).

La ricerca scientifica, i cui risultati sono stati pubblicati sull’ultimo numero del 2011 dell’American Journal of Epidemiology, fa emergere come “non esiste un legame necessario fra uso di droghe leggere e compromissione delle facoltà cognitive a 50 anni”.

Lo studio va oltre. Indica che le persone che hanno utilizzato droghe leggere hanno mediamente ottenuto risultati cognitivi migliori rispetto a chi si è tenuto lontano da esse. Questo fatto potrebbe essere legato al livello di istruzione dei primi, che è in genere in più alto (stiamo sempre parlando dei 50enni sottoposti al test).

“Non siamo sorpresi. In un gruppo di consumatori occasionali, questi sono i risultati che ci aspettiamo”: è quanto affermato dal professor John Halpern, psichiatra della Harvard Medical School (Stati Uniti). Il medico ha condotto diverse ricerche in questo campo. Tre anni fa ha studiato i pellerossa e ha notato come gli stessi non vengano danneggiati dal consumo di un cactus con effetti allucinogeni. Lo stesso professor Halpern spiega comunque che l’uso prolungato di sostanze stupefacenti, specie se pesanti, non può che avere conseguenze negative per il funzionamento del cervello.

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