Guerra in parlamento sulle intercettazioni: Bongiorno lascia

Il DDL intercettazioni continua a far discutere, specialmente sul comma 29 aggiunto dalla maggioranza e disapprovato dal relatore Bongiorno che si dimette.

di Vincenzo Avagnale 6 Ottobre 2011 16:05

Lo scontro sul DDL per le intercettazioni continua ed è lotta senza quartiere. Oggi si è dimessa la relatrice del terzo polo Giulia Bongiorno, che giudicato i cambiamenti imposti dalla maggioranza inaccettabili.

Mi dimetto perchè non mi riconosco più in questo testo e credo sia inaccettabile che prima si fa un accordo e poi siccome c’è questo schioccar di dita del presidente del Consiglio tutti voltano le spalle e cambiano le carte in tavola. E’ un atto di slealtà politica. Credo che Angelino Alfano sia politicamente intelligente e bravo, in questo caso avrebbe dovuto tenere il punto e difendere questa intesa” ha sostenuto la parlamentare dell’Fli. Dopo le sue dimissioni il suo posto è stato preso dal deputato del Pdl Enrico Costa.

Il ministro Francesco Nitto Palma ha replicato: “non comprendo le dimissioni del presidente Bongiorno. Mi pare che le variazioni siano minimali ed estremamente ragionevoli, in assoluto in linea con il significato dell’udienza filtro.

La protesta fuori dal parlamento si fa sempre più serrata. il “comitato per la libertà e il diritto all’informazione, alla cultura e allo spettacolo” protesta in piazza del Pantheon e tornerà a farlo mercoledì prossimo. Franco Siddi, segretario della Federazione nazionale della stampa italiana, ha commentato duramente il disegno di legge che: “devasta ancora di più l’immagine negativa che l’Italia ha nel mondo”. 

Di Pietro non è da meno ed accusa: “dire che non si possono pubblicare le intercettazioni fino all’udienza filtro è come dire ai mezzi di informazione che è vietato informare su atti che non sono segreti”. Pier Ferdinando Casini ha lasciato una via di fuga per ricominciare il dialogo: “la nostra astensione sulle pregiudiziali dimostra che se si vuole fare una legge seria per impedire gli abusi c’è lo spazio. Se invece si vogliono fare censure o vendette non potremo essere complici”.

A breve si vedrà se questa speranza di intesa del leader centrista possa concretizzarsi o si frantumerà sulle votazioni della prossima settimana sul processo breve. Altri punti cruciali degli scontri sul ddl sarebbero il carcere per i giornalisti, ma anche la rettifica obbligatoria entro 48 ore dei siti internet, blog compresi, se il testo “infastidisce” chi ne è oggetto senza passare per terzi (comma 29). Questo difetto era stato già evidenziato dalla protesta del noto sito d’informazione Wikipedia, che da diversi giorni evidenzia come questo lederebbe alla libertà d’informazione senza tuttavia migliorare la capacità di proteggersi dalla diffamazione.

Commenti