Una preghiera per la competenza territoriale: Berlusconi e i santi in paradiso!

di Vincenzo Avagnale 21 Settembre 2011 12:35

Ancora una svolta nelle vicende giudiziarie del presidente del consiglio Silvio Berlusconi, accolta la sua obiezione sulla competenza territoriale dell’inchiesta partenopea sui presunti ricatti ad opera di Taranti a suo danno, gli atti verranno spostati a Roma come richiesto dal premier. 

I fedelissimi tuonano: “senza averne il diritto hanno intercettato le sue chiamate. Hanno perquisito ogni dettaglio della sua vita privata, hanno arrestato indagati e testimoni. Hanno costruito inchieste su prove indiziarie, l’hanno chiamato a testimoniare su fatti a cui si dichiarava estraneo con l’intento di fargli un trappolone, salvo poi rendersi conto (come già sapevano certamente) che la competenza non era loro e passare la palla a Roma! Questa è giustizia o persecuzione politica?

La domanda continua a risuonare all’infinito quando si tratta del presidente del consiglio e delle sue vicende giudiziarie, ma se sia vera la tesi dei suoi sostenitori o quella di quanti lo accusano (fra i magistrati e fra i suoi avversari politici) di essere un uomo corrotto, vizioso e malvagio è una risposta che si perde nei dedali della politica, con tutte le sue contraddizioni, le sue viscerali ipocrisie e le sue mezze verità!

Ieri i pm titolari del fascicolo che vede indagati Valter Lavitola, Gianpaolo Tarantini e sua moglie Angela Devenuto hanno dovuto rimettersi ad ordini superiori e cedere il passo. Esultano diversi membri della maggioranza, fra i quali il capogruppo Pdl Cicchitto, il quale aveva affermato nei giorni scorsi su un’eventuale autorizzazione del parlamento all’accompagnamento coatto: “non glielo permetteremo mai, non daremo Berlusconi in pasto a quegli avvoltoi!”

In quarantottore quindi cambiano completamente le carte in tavola ed oggi stesso si discuterà l’udienza davanti al Riesame. Un appuntamento importantissimo per la difesa che chiederà l’annullamento dell’ordinanza di custodia o la sua riforma. Dalla maggioranza insistono che però il danno è ormai fatto ed il premier viene danneggiato per l’ennesima volta dalla persecuzione giudiziaria di cui è ormai oggetto continuo in tutte le procure d’Italia.

Di diverso parere l’opposizione che esprime la propria opinione sulla vicenda con la voce di Donatella Ferranti, del Pd, che ha commentato: “la decisione del gip dimostra come non vi sia stato accanimento sul premier”. Altri esponenti dell’opposizione hanno preferito non commentare la vicenda e ribadire il concetto che Silvio Berlusconi dovrebbe dimettersi per il bene dell’Italia e dei suoi cittadini, che continua a danneggiare con il suo comportamento irresponsabile come privato cittadino e di premier. Di Pietro ha concluso sarcasticamente: “se deve fare il presidente del consiglio a tempo, lasci perdere, ha abbastanza impegni mondani, che lo facciano altri a tempo perso!”

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