Golpe in Egitto, destituito Morsi. Festa in piazza Tahrir

Scaduto l'ultimatum, i militari hanno messo il presidente agli arresti domiciliari ed arrestato i leader dei Fratelli Musulmani. Obama preoccupato.

di Luca Fiorucci 4 Luglio 2013 8:30

E’ scaduto ieri verso le 17 l’ultimatum imposto dai militari alle forze politiche e al presidente egiziano Morsi, e alle 18 il consigliere della sicurezza nazionale del presidente ha confermato: “Il golpe militare è cominciato“. Alle 19 Morsi è stato informato dall’esercito di non essere più presidente. Centinaia di soldati egiziani con i loro blindati si sono fermati davanti al palazzo presidenziale per separare i sostenitori del presidente dagli oppositori. In nottata sono stati arrestati i leader dei “Fratelli Musulmani”, El Katatni e Al Bayoumi, ed è stato emesso un ordine d’arresto per circa 300 appartenenti al partito islamista.La Costituzione è stata sospesa, e al posto di Morsi vi è ora il giudice costituzionale Adlii Mansour, nominato presidente ad interim con l’incarico di rendere “dichiarazioni costituzionali” durante il periodo di transizione.

 Il ministro e capo dei militari ha spiegato che le forze armate “hanno provato in tutti i modi a promuovere la riconciliazione nazionale negli ultimi mesi e a novembre hanno chiesto il dialogo nazionale, ma il presidente Mohamed Morsi ha respinto la richiesta. In particolare il discorso pronunciato ieri da Morsi non andava incontro alle richieste del popolo e i militari gli hanno spiegato che si oppongono a ogni tentativo di diffamare lo Stato”. Morsi, però, non sembra intenzionato a demordere, e in un video diffuso nella serata di mercoledì, ha dichiarato: “Io sono il presidente eletto dell’Egitto”, e ha “chiesto al popolo di difendere la legittimità”. Il presidente sarebbe stato messo dai militari agli arresti domiciliari nella sede della guardia repubblicana al Cairo, e nella notte sarebbe stato trasferito in una residenza all’interno del Ministero della Difesa.

Le forze di sicurezza egiziane gli hanno inoltre imposto il divieto di espatrio. Poco prima della scadenza dell’ultimatum, la presidenza egiziana aveva postato un messaggio sulla sua pagina Facebook nel quale si affermava che “violare la legittimità costituzionale minaccia la pratica della democrazia” e aveva aperto ad un governo di coalizione per arrivare alle elezioni e alla formazione di una commissione indipendente per la modifica della Costituzione da sottoporre poi al nuovo parlamento. In piazza Tahrir circa un milione di manifestanti festeggiano la destituzione di Morsi, e sono stati fatti esplodere fuochi d’artificio. Vi sarebbero stati però anche scontri, e sarebbe salito a 39 da domenica il bilancio delle vittime. L’esercito ha reso noto inoltre che si terranno elezioni anticipate in una data che sarà stabilita dal governo provvisorio.

Sarebbe il premio Nobel per la pace Mohamed el Baradei a gestire, per conto di tutte le opposizioni, i negoziati per il dopo Morsi. El Baradei ha annunciato la road map per la transizione, garantendo elezioni presidenziali anticipate. Intanto, il presidente americano Barack Obama ha espresso preoccupazione per la situazione in Egitto, dicendo: “Faccio appello alle forze armate egiziane affinchè agiscano rapidamente e responsabilmente per restituire piena autorità ad un governo civile democraticamente eletto, il più presto possibile, attraverso un processo inclusivo e trasparente“, e ha chiesto all’esercito di evitare “qualsiasi arresto arbitrario ai danni del presidente Morsi e dei suoi sostenitori“.

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