El Baradei pronto a guidare il governo chiesto in piazza Tahrir

L'ex presidente dell'Aieia Mohamed El Baradei, già in passato leader delle forze d'opposizione a Mubarack, si è detto pronto a guidare un governo di unità nazionale per andare incontro alle richieste di piazza Tahrir.

di Vincenzo Avagnale 27 Novembre 2011 18:17

Ancora l’Egitto si infiamma e nelle proteste di piazza Tahrir emerge lo scontento per il permanere del governo della giunta militare, che aveva promesso libere elezioni per restituire il potere dopo la lunga dittatura di Mubarack, ai civili onde ricostruire l’Egitto come un paese democratico e più vicino alle necessità del suo popolo. Il problema è che nessuno sembra credere alle promesse della giunta ed i giovani hanno ricominciato le proteste, ma questa volta uniti con i laici ed i religiosi dei fratelli musulmani per un comune intento democratico.

Adesso però la palla passa anche ai politici, ai personaggi che potrebbero guidare questo processo democratico e che invece sono costretti a chiedere il permesso alla giunta militare. Mohamed El Baradei si è detto pronto a rinunciare a candidarsi alle presidenziali per guidare un governo di unità nazionale se la sua candidatura dovesse continuare ad essere sostenuta con manifestazioni violente: “non mi farò eleggere sul sangue degli egiziani” ha detto l’ex presidente dell’Aiea, l’Agenzia per il Controllo dell’Energia Atomica.

El Baradei ha affermato di essere pronto a rispondere alle richieste dei giovani della rivoluzione e delle forze rivoluzionarie e di quelle politiche.” Secondo un comunicato stampa El Baradei “è disposto a dimettersi dai suoi attuali incarichi per candidarsi alle presidenziali, ma solo se gli venisse chiesto dalle forze rivoluzionarie e per guidare un governo di salvezza nazionale.

La situazione dell’Egitto continua a diventare giorno dopo giorno sempre più drammatica ed oltre ai numerosi morti e feriti che si accumulano negli scontri di piazza si registra un calo estremo del turismo, praticamente la principale risorsa del paese. Le terre dei faraoni fanno paura ed i turisti non vogliono trovarsi in situazioni come quella di piazza Tahrir, per cui la sfinge, le piramidi e la valle dei re si sono ammantati di un silenzio tombale che male risalta con la foga nelle vicine strade del Cairo.

Commenti