Eni Tecnomare contribuisce alla missione spaziale “Rosetta”

Missione Rosetta: eni nel cuore del progetto

di Redazione 14 Settembre 2015 17:07

Eni è da sempre impegnata nella ricerca e nell’innovazione tecnologica e persegue con efficacia l’obiettivo di trasferire le tecnologie sviluppate nel settore “oil and gas” anche ad altri ambiti.

Per l’azienda il settore Ricerca e Sviluppo (R&D) rappresenta difatti un investimento fondamentale,  che permette di sviluppare soluzioni tecnologiche che trovano una rapida applicazione in campo a supporto delle sue principali aree di attività.

Ne è un concreto esempio il contributo dato a “Rosetta”, la missione sviluppata dall’Agenzia Spaziale Europea, che ha come obiettivo lo studio della cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

La missione è caratterizzata da due elementi: la sonda vera e propria “Rosetta” e il lander “Philae” che è il modulo destinato all’atterraggio, posato il 12 novembre 2014 sulla superficie della cometa.

Il sistema, che ha lo scopo di raccogliere i campioni del suolo della cometa e trasferirli all’interno della sonda Rosetta ai diversi dispositivi che eseguono le analisi in-situ, si chiama SD2 (Sampling Drilling and Distribution) e al suo sviluppo ha contribuito eni Tecnomare.

Eni, infatti, attraverso la sua controllata Tecnomare, ha progettato il dispositivo di acquisizione dei campioni dal suolo della cometa (“driller/sampler” e “volume checker”), curandone anche l’ingegnerizzazione, la costruzione, i test e la preparazione per l’integrazione con il lander, cioè con la sonda destinata all’atterraggio sulla cometa.

Per entrare nel dettaglio della Missione Rosetta e capire meglio di cosa si tratta, il driller/sampler è un dispositivo miniaturizzato, meccanicamente complesso, che perfora il terreno fino alla profondità di 230 mm e ricava un campione dal fondo. Il dispositivo, costruito in acciaio e titanio, è in grado di trattenere e poi rilasciare il materiale, grazie a un meccanismo coassiale interno.

Il campione viene deposto in un sistema elettromeccanico (volume checker) che ne misura la quantità; infine il materiale viene messo all’interno dei vari analizzatori, tramite un meccanismo a carosello.

Questi dispositivi, progettati e testati per sopravvivere alle accelerazioni del lancio e per lavorare nel vuoto fino a -160°C, sono stati realizzati in cooperazione con Selex ES S.p.A con finanziamento di ASI (Agenzia Spaziale Italiana).

Un grazie a eni che ancora una volta ha dimostrato il suo impegno nella ricerca che si estende anche ad altri ambiti tecnologicamente innovativi diversi dal settore petrolifero, come in questo caso quello spaziale.

Ulteriori approfondimenti al link ufficiale e sul canale Youtube di eni.

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