Emilio Fede lascia il Tg4 e si candida al Parlamento

Emilio Fede, intervistato a "La Zanzara", programma di Radio 24, ha parlato del suo futuro: "Non mi dispiacerebbe andare in Parlamento. Non tratto con Berlusconi però mi piacerebbe fare un'esperienza in Parlamento, magari insieme a mia moglie che è già senatrice" ha raccontato Fede.

di Simona Vitale 25 Gennaio 2012 19:25

Emilio Fede ha affidato al programma radio “La zanzara”, di Radio 24, le rivelazioni sul suo futuro:  “Spesso Berlusconi mi ha proposto la candidatura in Italia e ho sempre detto di no perchè volevo restare al Tg4. Però a giugno quando lascerò la direzione glielo chiederò. Non mi dispiacerebbe andare in Parlamento. Non tratto con Berlusconi però mi piacerebbe fare un’esperienza in Parlamento, magari insieme a mia moglie che è già senatrice” ha raccontato Fede.

Al giornalista è stato chiesto se la separazione dal Tg 4 è stata consensuale o meno e lui ha così risposto: “Sarà una separazione consensuale questo è sicuro. Io a giugno compio 81 anni e lavoro undici ore al giorno. E’ molto duro. Basta. Non faccio ferie da un anno e mezzo. Tengo il mio ufficio, questo è già importante perchè con l’aria che tira potrei finire in una roulotte. E l’azienda è d’accordo su un settimanale di approfondimento su Rete4 in seconda serata. Praticamente è già in palinsesto. La buonuscita? Ma quali sette milioni? La parola milione non esiste, anzi non se ne parla più e non li ho mai chiesti. Mi vergognerei in questa situazione del Paese a prendere tutti questi soldi. Forse parliamo di un contratto di consulenza, tre anni più altri due. Poi prenderò quello che mi spetta, forse qualcosina in più mi darà l’azienda, sto facendo i conti, ma siamo sotto il milione”.

E intanto, sebbene lo stesso Fede voglia una donna alla guida del Tg4: “Potrebbe essere Safiria Leccese, una bravissima giornalista interna oppure Annalisa Spiezia o Benedetta Corbi. Perchè non una donna?”, già si fanno i nomi di quelli che potrebbero essere i sostituti del direttore al Tg4. Da Augusto Minzolini a Giorgio Mullè, direttore di Panorama. Oppure Giovanni Toti, oggi direttore di Studio Aperto, ma anche Maurizio Belpietro, direttore di Libero, le cui vendite sono in caduta libera.

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