Dossier WWF: allarme petrolio nel Mar Mediterraneo

Tesori naturalistici a rischio inquinamento, le nazioni maggiormente interessate sono Italia, Spagna, Marocco, Algeria, Croazia e Grecia.

di Stefania Calabrese 4 Settembre 2012 23:47

Il WWF Italia ha diffuso oggi i dati sui rischi che corrono i tesori naturalistici del Mediterraneo a causa del petrolio, contenuti nel dossier “Teniamo la rotta-Tutela dell’ambiente marino e navigazione marittima”, reso noto proprio in occasione della chiusura della campagna “Mare 2012. Per un Mediterraneo di qualità” e della partenza da Trieste del Giro d’Italia a vela, organizzato dal Ministero dell’Istruzione.
La mappa delle aree più esposte al pericolo di inquinamento contempla il mare di Alboran, che si trova tra Spagna, Marocco e Algeria, e ospita balene, delfini, pescispada, tonni e tartarughe marine; le Isole Baleari dove diverse specie di cetacei nuotano fra vaste praterie di posidonia; un’ampia zona compresa fra la Sardegna, la Corsica e la costa liguro-provenzale, che soprattutto in estate si popola di balene e delfini; le Bocche di Bonifacio, dove a causa della pericolosità delle acque già dal 1993 è vietato il passaggio alle navi che trasportano sostanze inquinanti; il Tirreno meridionale e lo Stretto di Messina; le coste dell’Algeria e della Tunisia, in particolare il Golfo di Gabes e il Golfo della Sirte; le coste della Dalmazia; le Lagune costiere adriatiche; il Mediterraneo orientale e Iskenderun Bay in Turchia; il Mar Egeo e gli stretti del Bosforo e dei Dardanelli, dove vive la più grande popolazione di foca monaca del Mediterraneo, che conta dai 120 ai 250 esemplari.

 
Queste zone idilliache, un vero “scrigno di biodiversità”, sono minacciate dagli sconfortanti dati che riguardano il traffico merci, che si attesta sui 3,6 miliardi di tonnellate di beni movimentati nel solo 2010, e il trasporto di petrolio, circa 9 milioni di barili ogni giorno, che rappresentano il 20% del greggio che ogni giorno viaggia in tutto il mondo, e dei quali ben la metà scaricati nei porti italiani, in particolare in quelli di Genova, Trieste e Venezia. Per completare il drammatico quadro, a questi vanno aggiunti anche 750 porti turistici e 286 commerciali, 13 impianti di produzione di gas e 180 centrali termoelettriche.
Per combattere l’impatto ambientale nel Mediterraneo, il WWF rivolge al Governo una serie di proposte, fra le quali quella di istituire zone off-limits per le navi, rafforzare gli accordi con Francia e Spagna, regolamentare con maggiore severità il passaggio attraverso lo stretto di Bonifacio, creare una rete di riserve marine e puntare ad avere navi eco-compatibili, chiedere agli armatori di fornire una formazione continua sulla sicurezza e delle serie garanzie in caso di sversamenti. L’associazione lancia inoltre un appello affinché si operi anche in ambito internazionale, sovvenzionando la flotta anti-inquinamento con fondi adeguati, sostenendo un nuovo pacchetto di misure europee per elevare gli standard sicurezza e promulgando leggi più severe che regolino le acque internazionali.

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