Dirigente del comune rubava soldi e si autopromuoveva!

Si occupava delle casse del comune da oltre vent'anni, ma dal 2004 si finanziava tutte le spese ed anzi si autopromuoveva per la sua produttività. Adesso deve allo stato una cifra considerevole.

di Vincenzo Avagnale 17 Ottobre 2011 17:53

Enrica Ambrosiano gestiva le casse del municipio di Cassina de’ Pecchi da parecchio tempo, peccato che abbia deciso di intascarsi 166000 euro dal 2004 ad oggi per pagare tutte le sue spese, dalle tasse universitarie del figlio al canone Rai. 

Sarà giudizio immediato per Enrica Ambrosino, funzionario dirigente del settore Finanze, tributi e personale del Comune di Cassina de’ Pecchi, nei pressi di Milano. La donna di 61 anni è stata arrestata in luglio, ma i magistrati voglio un processo immediato. Le accuse sono gravi: peculato e falso per 166.879, 14 euro che dovranno essere risarciti allo Stato.

Dopo una carriera normale e senza macchie la donna ha incominciato ad avere problemi finanziari e trovandosi alle strette ha cominciato a farsi pagare dal comune piccole somme per lavori mai prestati. Poi tolti i debiti e visto che nessuno l’aveva scoperta ha iniziato a pagarsi le tasse universitarie del figlio, poi l’Ici. Poi ha incominciato ad addebitare al comune anche l’Irpef, il bollo dell’auto, il nuovo forno a microonde, le spese condominiali, il canone Rai e perfino la spesa!

Si è un po’ fatta prendere la mano insomma, purtroppo per lei qualcuno aveva notato gli ammanchi e le curiose autopromozioni ed ha allertato le forze dell’ordine, che da principio le contestarono all’incirca 30000 euro negli ultimi due anni. Lei ammise i reati e mentre si stava per procedere per preparare il processo emersero nuove prove e si arrivò alla considerevole cifra di 166000 euro che oggi le viene sbattuta in faccia.

I pubblici ministeri Grazia Pradella e Tiziana Siciliano le hanno contestato decine di episodi di peculato, che lei per il momento non ha ne confermato ne smentito su consiglio del suo legale. Ambrosiano è stata interrogata più volte dal gip Simone Luerti, ma si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Oggi la decisione di dare il via libera al processo per l’8 novembre. La donna ha chiesto un patteggiamento, ma senza una garanzia di risarcimento i pm non accetteranno tanto facilmente.

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