Crollo Ponte Morandi, venti persone e Autostrade iscritti nel registro degli indagati

Omicidio colposo plurimo, disastro colposo e omicidio colposo stradale plurimo le accuse per gli iscritti del registro degli indagati per il crollo del Ponte Morandi a Genova

di fabiana 6 settembre 2018 15:30

Sale a 20 il numero degli iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Genova in seguito al crollo nel Ponte Morandi lo scorso 14 agosto: nella lista figura anche la società Autostrade per l’Italia. 

Omicidio colposo plurimo, disastro colposo e omicidio colposo stradale plurimo sono le accuse avanzate: nel dettaglio, la società deve rispondere di omicidio colposo plurimo aggravato dal mancato rispetto della normativa anti infortunistica.

A carico delle persone iscritte nel registro degli indagati le ipotesi di disastro colposo, omicidio colposo stradale plurimo e omicidio colposo plurimo con l’aggravante della violazione della normativa anti-infortunistica: i venti nomi fanno parte della società Autostrade per l’Italia, della sua controllata Spea engineering, del ministero delle Infrastrutture, del Provveditorato alle opere pubbliche di Liguria, Piemonte e Val d’Aosta e nonostante le indiscrezioni che correvano ieri, i nomi degli indagati verranno resi noti solo ed esclusivamente dopo la notifica alle parti degli avvisi di garanzia.

Il premier Giuseppe Conte conferma che non saranno fatti “sconti a un concessionario dopo una simile tragedia” e che ancora si sta valutando se per la nazionalizzazione o nuova gara con condizioni contrattuali diverse: da parte sua, il Presidente della Regione Liguria Giovanni Toti Toti invoca tempi brevi per il decreto Genova. 

Trapelano intanto alcuni degli sms da parte dei tecnici ingegneri di Autostrade che a pochi giorni dal crollo parlavano “criticità” della struttura e in particolare della “preoccupazione per la tenuta degli stralli” considerano che il cedimento di un tirante viene considerata come la più probabile delle cause del crollo del ponte.

Le indagini del Primo Gruppo della Guardia di Finanza sono affidate al colonnello Ivan Bixio e coordinate dai pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, oltreché dal procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e dal procuratore capo Francesco Cozzi.

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