Crollo del Ponte Morandi, la tragedia a Genova

Oggetto di polemiche fin dal momento della costruzione nel 1967

di fabiana 14 agosto 2018 21:00

Oltre 35 le vittime accertate fino a questo momento in seguito al crollo del ponte autostradale Morandi sul torrente Polcevera a Genova, 440 le persone sfollate, 11 i palazzi evacuati. Ma i numeri potrebbero anche continuare a salire.

Il rischio che altre parti del ponte possano crollare è alto, come confermano i vigili del fuoco, ed è ormai certo che il ponte verrà demolito scatenando anche “gravi ripercussioni al traffico e problemi per i cittadini e le aziende” come dichiarato dal sviceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi nel pomeriggio a Genova nella sede della Protezione civile. “Un ponte del genere non crolla né per un fulmine, né per un temporale, vanno trovati i colpevoli”, ha aggiunto Rixi.

Sarebbe stato un cedimento strutturale a causare il crollo di parte del viadotto Morandi a Genova anche se Autostrade assicurano che sulla struttura erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto.

Il viadotto Polcevera dell’autostrada A10, detto ponte Morandi poiché intitolato a Riccardo Morandi, attraversa il torrente Polcevera, a Genova, tra i quartieri di Sampierdarena e Cornigliano: è stato progettato dall’ingegnere Riccardo Morandi e costruito fra il 1963 e il 1967 dalla Società Italiana per Condotte d’Acqua, noto anche come Ponte delle Condotte. Lungo 1.182 metri è stato costruito con una struttura mista in cemento armato precompresso per l’impalcato e cemento armato ordinario per le torri e le pile: nonostante nel corso degli anni il ponte sia sempre stato oggetto di manutenzioni, ha sempre fatto discutere anche di recente come sottolineato anche da tanti esperti.

Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati.

Scrive l’ingegner Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova, commentando il ponte Morandi in un articolo pubblicato da Ingegneri.Info il 29 luglio del 2016 spiegando anche che il ponte è stato ”oggetto di manutenzioni profonde con costi continui che fanno prevedere che tra non molti anni i costi di manutenzione supereranno i costi di ricostruzione del ponte: a quel punto sarà giunto il momento di demolire il ponte e ricostruirlo”.

Il report di Autostrade per l’Italia del maggio 2011 parla di “intenso degrado per traffico” del tratto autostradale A10 a Genova: “quotidianamente, nelle ore di punta, code di autoveicoli ed il volume raggiunto dal traffico provoca un intenso degrado della struttura del viadotto ‘Morandi’, in quanto sottoposta ad ingenti sollecitazioni. Il viadotto è quindi da anni oggetto di una manutenzione continua”.

Nel 2009 si studiò l’ipotesi della demolizione a causa di potenziali rischi dovuti alle “ingenti sollecitazioni” cui il ponte Morandi viene sottoposto, come “unico collegamento che connette l’Italia peninsulare ad est, la Francia meridionale e la Spagna ad ovest”.

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