Come il Vaticano ha costruito proprietà con i milioni di Mussolini

Secondo un rapporto del Consiglio d'Europa l'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica gestisce un patrimonio di circa 570 milioni di sterline.

di Simona Vitale 24 Gennaio 2013 15:41

Pochi turisti di passaggio a Londra potrebbero mai immaginare che i locali di Bulgari o le gioiellerie di New Bond Street potessero avere qualcosa a che fare con il Papa, così come pure la vicina sede della banca d’investimento Altium Capital, all’angolo di St James Square e Pall Mall. In realtà questi blocchi di uffici in uno dei quartieri più costosi di Londra fanno parte di un sorprendente impero segreto di immobili commerciali di proprietà del Vaticano.

Dietro una struttura dissimulata in una società offshore, il portafoglio internazionale della Chiesa è stato costruito nel corso degli anni, grazie ai contanti originariamente consegnati da Benito Mussolini in cambio del riconoscimento pontificio del regime fascista italiano nel 1929. Da allora il valore internazionale dei soldi di Mussolini è cresciuto fino a superare i 500 milioni di franchi svizzeri. Nel 2006, al culmine della recente Bolla Immobiliare, il Vaticano ha speso 15 milioni di sterline di tali fondi per acquistare il civico 30 di St James Square. Altre proprietà nel Regno Unito si trovano al 168 di New Bond Street e nella città di Coventry. Non mancano anche i blocchi di appartamenti a Parigi e in Svizzera.

Per molti sarà interessante sapere fino a che punto il Vaticano sia spinto per conservare il segreto sui milioni di Mussolini, o quali espedienti esso abbia utilizzato. La palazzina di uffici a St James Square è stata acquistata da una società britannica chiamata Grolux Investments Ltd, che detiene anche altre proprietà nel Regno Unito. Registri pubblicati presso la Companies House non rivelano chi siano i veri proprietari della società, né fanno alcuna menzione del Vaticano.

Invece, sono elencati due azionisti intestatari, entrambi importanti banchieri cattolici: John Varley, chief executive della Barclays Bank, e Robin Herbert, ex della Leopold Joseph merchant bank. The Guardian ha inviato delle lettere a ciascuno di loro chiedendo per conto di chi essi agiscano. Non hanno ricevuto risposta alcuna. Il diritto societario britannico consente che i veri proprietari e beneficiari della società vengono nascosti in questo modo.

Il segretario della società, John Jenkins, ha invece parlato e ha riferito che l’azienda era di proprietà di un trust, ma ha rifiutato di identificarlo per motivi di riservatezza. Ha detto al giornale inglese: “Confermo che io non sono autorizzato dal mio cliente a fornire tali informazioni.”

La ricerca in vecchi archivi, tuttavia, dicono la verità. I files della Company House rivelano che la British Grolux Investments ha ereditato il suo intero portafoglio di proprietà, dopo una riorganizzazione nel 1999, da due società britanniche: la British Estates Ltd e la Cheylesmore. Le azioni di queste imprese erano a sua volta detenute da una società con sede presso l’indirizzo della banca JP Morgan a New York. Il controllo finale è registrato ed esercitato da una società svizzera, la Profima SA.

Il quadro è completato dalle registrazioni dei National Archives, di Kew. Esse confermano che la Profima SA, in qualità di società di partecipazione propria del Vaticano, era accusata, al tempo della guerra, di “impegnarsi in attività contrarie agli interessi degli Alleati”. Alcuni files provenienti da ufficiali del Ministero britannico della Guerra economica, alla fine della guerra, criticano l’operato del finanziere del Papa, Bernardino Nogara, che controllava l’investimento di più di 50 milioni di sterline in contanti provenienti, come una manna dal cielo, da Mussolini.

Le “attività d’ombra” di Nogara sono state intercettate nel 1945 dal traffico via cavo dal Vaticano con un contatto a Ginevra, secondo gli inglesi, che hanno discusso se inserire la società Profima in una blacklist. “Nogara, un avvocato romano, è l’agente finanziario del Vaticano e Profima SA di Losanna è la società holding svizzera per determinati interessi del Vaticano”. Essi credevano che Nogara stesse cercando di trasferire le azioni di due aziende francesi di proprietà del Vaticano alla società svizzera, per evitare che la lista nera del governo francese li classificasse come risorse nemiche.

All’inizio della guerra, nel 1943, i britannici hanno accusato Nogara di simile “lavoro sporco”, spostando titoli bancari italiani nelle mani di Profima, al fine di “ripulirli“, facendoli gestire da neutrali banche svizzere. Ciò è stato descritto come “manipolazione” delle finanze vaticane per servire “fini politici” estranei.

Il denaro di Mussolini era drammaticamente importante per le finanze del Vaticano. John Pollard, uno storico di Cambridge, ha raccontato nel libro: Money and the Rise of the Modern Papacy che: “Il papato era ormai finanziariamente sicuro che non sarebbe mai stato povero.

Fin dall’inizio, Nogara è stato innovativo nell’investire il denaro. Registri del 1931 dimostrano che egli istituì una società offshore in Lussemburgo per farle gestire gli immobili acquistati nell’Europa continentale. Fu chiamato Groupement Financier Luxembourgeois , quindi Grolux. Lussemburgo è stato uno dei primi paesi a istituire paradisi fiscali in strutture aziendali dal 1929. La Grolux britannica è stata costituita l’anno successivo.

Allo scoppio della guerra, con la prospettiva di una invasione tedesca, le operazioni in Lussemburgo e il controllo apparente di Grolux sono state spostate negli Stati Uniti e nella neutrale Svizzera. Gli investimenti di Mussolini in Gran Bretagna sono attualmente gestiti, insieme con altre sue aziende europee e da un braccio di scambio di valuta, da un funzionario papale a Roma, Paolo Mennini, che è in effetti banchiere del Papa. Mennini è a capo di una unità speciale all’interno del Vaticano, l’APSA – Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica – che gestisce il cosiddetto “patrimonio della Santa Sede”.

Secondo un rapporto dello scorso anno del Consiglio d’Europa, l’unità speciale di Mennini gestisce circa 570 milioni di sterline.

Mentre il segreto sulle origini fasciste della ricchezza del Papato avrebbe potuto essere comprensibile in tempo di guerra, ciò che è meno chiaro è il motivo per il quale il Vaticano in seguito ha continuato a mantenere il segreto sulle sue partecipazioni in Gran Bretagna, anche dopo che la sua struttura finanziaria è stata riorganizzata nel 1999. The Guardian ha chiesto al rappresentante del Vaticano a Londra, il nunzio apostolico, l’arcivescovo Antonio Mennini, perché il Papato abbia utilizzato tanta segretezza sull’identità dei suoi investimenti immobiliari a Londra. Fedele alla sua tradizione di silenzio sull’argomento, il portavoce della Chiesa cattolica romana ha detto che il nunzio non ha fatto commenti.

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