Il Pdl: “Riforma costituzionale sulla magistratura”. Insorge il Pd

Il senatore Bruno ha presentato un emendamento al ddl sulle riforme che inserirebbe anche la magistratura fra le materie che i "saggi" devono esaminare.

di Luca Fiorucci 28 Giugno 2013 8:21

Dopo la condanna di Berlusconi al processo Ruby, il Pdl torna ad insistere sulla riforma della giustizia, con un emendamento al disegno di legge sulle riforme che, se approvato, inserirebbe anche il titolo IV della seconda parte della costituzione, quello riguardante la magistratura, fra le materie che dovranno essere prese in esame dal comitato dei “saggi” incaricati da Letta di studiare la riforma della Costituzione. La riforma della giustizia, finora, era rimasta esclusa dal programma del governo Letta. L’iniziativa è dell’avvocato Donato Bruno, che ha presentato l’emendamento 2.12 presso la prima commissione del Senato che esamina il disegno di legge costituzionale per l’istituzione del Comitato dei 40.

Il testo dell’emendamento afferma che fra le competenze dei “saggi” c’è la riforma “degli articoli di cui alla parte seconda della Costituzione“, mentre il testo originario del ddl specificava: “Il Comitato esamina i progetti di legge di revisione costituzionale degli articoli di cui ai titoli I, II, III e V della parte seconda della Costituzione”, ed escludeva quindi il Titolo IV sulla magistratura e il titolo VI sulle garanzie costituzionali. Il Pd insorge: per il presidente dei senatori Luigi Zanda, “E’ bene che il capitolo giustizia non sia incluso tra le riforme costituzionali di cui il Parlamento ha iniziato a discutere”.

Danilo Leva, presidente del Forum Giustizia del Pd, e Alfredo D’Attorre, responsabile Riforme politiche istituzionali della segreteria nazionale del partito, parlano di “strappo inaccettabile e spiegano: “Per il Partito Democratico la riforma della giustizia non è un tabù, ma non si può prescindere da quelle che sono le garanzie di indipendenza della magistratura sancite dalla Carta Costituzionale. La giustizia non può essere il terreno su cui scaricare vicende estranee agli obiettivi di riforma e ammodernamento dell’assetto istituzionale”. Il primo firmatario dell’emendamento, il senatore Bruno, ha voluto chiarire: Non c’è stato alcun blitz del mio partito. Gli emendamenti sono stati consegnati quando non c’era alcuna sentenza relativa a Berlusconi“.

Anna Maria Bernini, anche lei tra i firmatari dell’emendamento, ha spiegato: “Non vogliamo fare la riforma della giustizia o la separazione delle carriere. Ma se si riformano gli altri poteri dello Stato, si deve poter intervenire su pesi e contrappesi“. Nettamente contrario, invece, il Movimento 5 Stelle, con Alfonso Bonafede che ha affermato: “I fatti che riguardano le singole persone non devono incidere sul calendario della Commissione Giustizia della Camera. Faremo le barricate perchè non sia subordinato a vicende che riguardano singole personalità”. Contraria anche l’Associazione Nazionale Magistrati, per la quale “Bisogna mantenere l’indipendenza delle toghe. L’attuale sistema previsto dal titolo IV della Costituzione disegna un’architrave che garantisce l’autonomia della giurisdizione: è un principio che non va toccato, perchè è garanzia per il cittadino“.

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