Caso Mediaset, le motivazioni: “Berlusconi ideò sistema di illeciti”

La Cassazione ha depositato le motivazioni della condanna dell'ex premier a quattro anni per frode fiscale. Lui: "Sentenza allucinante basata sul nulla".

di Luca Fiorucci 30 Agosto 2013 9:26

La Corte di Cassazione ha depositato ieri le 208 pagine di motivazioni della sentenza Mediaset, che ha confermato la condanna di Silvio Berlusconi a quattro anni per frode fiscale: per la Suprema Corte, il Cavaliere fu “ideatore del meccanismo del giro dei diritti che a distanza di anni continuava a produrre effetti (illeciti) di riduzione fiscale per le aziende a lui facenti capo in vario modo“. Il sistema messo in piedi dall’ex premier “ha permesso di mantenere e alimentare illecitamente disponibilità patrimoniali estere, conti correnti intestati ad altre società che erano a loro volta intestate a fiduciarie di Berlusconi“. I giudici hanno nettamente respinto la tesi dei legali di Berlusconi, sostenendo che è “inverosimile” l’ipotesi di “una sorta di colossale truffa ordita per anni ai danni di Berlusconi da parte dei personaggi da lui scelti e mantenuti nel corso degli anni in posizioni strategiche“.

Si sottolinea inoltre come gli attori principali della vicenda Mediaset siano stati “mantenuti sostanzialmente nelle posizioni cruciali anche dopo la dismissione delle cariche sociali da parte di Berlusconi e in continuativo contatto diretto con lui“, per cui “la mancanza in capo a Berlusconi di poteri gestori e di posizione di garanzia nella società non è dato ostativo al riconoscimento della sua responsabilità”. Il Cavaliere rimaneva comunque “il soggetto che in ultima analisi, anche dopo l’assunzione della veste di azionista di maggioranza, continuava a godere della ricaduta economica del sistema praticato“. Nell’ultima pagina, tutti i componenti del collegio hanno firmato la sentenza come magistrati estensori: Amedeo Franco, Claudio D’Isa, Ercole Aprile, Giuseppe De Marzo, e poi il presidente Antonio Esposito, finito al centro di polemiche per aver rilasciato un’intervista al quotidiano “Il Mattino” dove sembrava anticipare le motivazioni della condanna.

La firma della sentenza da parte di tutti i giudici del collegio sembra voler sostenere il presidente Esposito contro altri attacchi. Il diretto interessato, Silvio Berlusconi, ha parlato invece di “una sentenza allucinante basata sul nulla, sconnessa dalla realtà dei fatti“, e, in un’intervista a “Studio Aperto Live”, ha fatto rferimento alla questione della sua incandidabilità, sulla quale si dovrà ora pronunciare dal 9 settembre la Giunta per le elezioni del Senato: “Se qualcuno pensasse di poter eliminare con un voto parlamentare, contrario peraltro al parere di autorevoli giuristi, il leader del primo partito italiano, cioè il sottoscritto, e questo venisse fatto sulla base di una sentenza allucinante e fondata sul nulla, allora ci ritroveremmo davvero davanti a una ferita profonda e inaccettabile della nostra democrazia” ha affermato.

Per l’ex premier, l’arrivo delle motivazioni della sentenza in anticipo rispetto a quando avevano previsto i suoi legali costituisce infatti una mossa “ad orologeria” della Suprema Corte per condizionare il voto della Giunta per le elezioni del Senato, negando ogni pretesto a possibili aperture del centrosinistra. Danilo Leva, responsabile giustizia del Pd, ieri, ha parlato del resto di una “condanna pienamente giustificata” che non permette al Cavaliere di avere “tempi supplementari” in giunta.

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