Caso Mediaset, Parlamento bloccato per un giorno. Il Pd si divide

Il Pdl aveva chiesto la sospensione dei lavori per tre giorni, poi viene concessa per un giorno. Una ventina di deputati Pd vota contro. Tensione col M5S.

di Luca Fiorucci 11 Luglio 2013 9:32

Dopo che, martedì, la Cassazione ha deciso di fissare per il 30 luglio l’udienza per il processo Mediaset, che vede imputato Silvio Berlusconi, il Pdl ieri ha chiesto di fermare i lavori delle Camere per tre giorni, con Daniela Santanchè che è arrivata a minacciare: “O si sospendono i lavori o cade il governo”. Il Pd inizialmente si era detto contrario alla richiesta del Pdl, con il capogruppo al Senato Luigi Zanda che aveva assicurato: “Non voteremo nessuna sospensione dei lavori”. Nelle conferenze dei capigruppo di Camera e Senato, però, il Pdl ha insistito nel chiedere la sospensione dei lavori almeno per un giorno, per tenere le sue assemblee dei parlamentari dove discutere proprio del processo di Berlusconi. Così, in conferenza dei capigruppo al Senato, senza il voto di Sel e del Movimento 5 Stelle, si ottiene l’unanimità e, quindi, lo stop ai lavori per un giorno.

Alla conferenza dei capigruppo della Camera, la proposta di interruzione dei lavori passa solo a maggioranza, ed è quindi necessario un voto di tutta l’Aula. Sel, M5S e Lega hanno confermato il loro voto contrario, mentre nel Pd almeno una ventina di deputati, per lo più renziani,si sono rifiutati di votare per la sospensione dei lavori e hanno chiesto al capogruppo alla Camera Roberto Speranza di convocare per lunedì l’assemblea dei democratici di Montecitorio, spiegando: La gestione del voto da parte della dirigenza del gruppo Pd Camera sulla sospensione delle attività parlamentari è stata incomprensibile, nessuno è stato informato, nessuno ha capito che cosa è successo. E’ urgente che il gruppo si riunisca per capire se ci sono responsabilità e se i meccanismi decisionali sono efficaci oppure vadano ridiscussi“.

I deputati del M5S, invece, dopo il voto favorevole alla sospensione dei lavori, si sono scagliati contro i loro colleghi del Pd, apostrofandoli come “buffoni, servi, schiavi“. A Palazzo Madama, invece, i senatori del M5S, in segno di protesta, si sono tolti tutti insieme la giacca e la cravatta, mentre Vito Crimi, rivolgendosi al presidente Grasso, spiegava: “Non è una forma di mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma vogliamo protestare per la mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento a favore di chi tra l’altro non è mai stato presente in quest’aula“. Anche tra Pd e Pdl, però, i toni rimangono accesi. Il segretario del Pdl Angelino Alfano ha affermato: “Non c’è nessuna ragione per sorridere o per guardarci tra noi in modo rilassato“.

Il segretario del Pd Guglielmo Epifani, invece, ha ammonito: “Le vicende di oggi rendono ancora una volta esplicito il problema di fondo di questi mesi: la vicenda giudiziaria di Silvio Berlusconi e il rapporto d’azione di governo e di Parlamento. Questo nodo deve essere sciolto solo tenendo distinte le due sfere, perchè sennò, a furia di tirare, la corda si può spezzare, con una scelta di irresponsabilità verso la condizione del Paese e la sua crisi drammatica“. In serata, a Palazzo Grazioli, si è tenuto un nuovo vertice del Pdl, dove è prevalsa una linea morbida:  niente crisi di governo, ma maggiore pressione sul premier per le questioni Imu e Iva.

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