Berlusconi: “I miei figli si sentono come gli ebrei sotto Hitler”

Polemica per quanto affermato dall'ex premier nel libro di Vespa. Insorgono le Comunità ebraiche, Pd e Sel. In serata il dietrofront: "Polemica strumentale".

di Luca Fiorucci 7 Novembre 2013 10:02

E’ polemica per le dichiarazioni di Silvio Berlusconi rese per l’anticipazione dell’ultimo libro di Bruno Vespa. Rispondendo infatti al giornalista che gli chiedeva se fosse vero che i suoi figli gli hanno proposto di vendere tutte le aziende e di andare via, il Cavaliere ha affermato: I miei figli dicono di sentirsi come dovevano sentirsi le famiglie ebree in Germania durante il regime di Hitler. Abbiamo davvero tutti addosso”. Berlusconi, poi, ha aggiunto di non avere comunque intenzione di andarsene, perchè si sente “italiano al 100 per cento”, quindi, ha spiegato, “non prendo neppure in considerazione la possibilità di lasciare l’Italia”.

Il paragone alquanto infelice tra la situazione dei figli e la sorte degli ebrei sotto il regime nazista ha provocato l’ira delle comunità ebraiche e delle altre forze politiche, al punto che, in serata, l’ex premier è stato costretto ad intervenire per ridimensionare le sue affermazioni: “Una polemica smaccatamente strumentale su una frase estrapolata da un ampio contesto. La mia storia, la mia amicizia verso Israele, la mia coerente azione di governo in favore dello Stato di Israele, non consentono alcun dubbio sulla mia consapevolezza della tragedia dell’Olocausto e sul mio rispetto del popolo ebraico“. Bruno Vespa, però, intervistato in serata da Lilli Gruber su La7, ha smentito la retromarcia di Berlusconi, spiegando: “In fase di preparazione del libro, alcuni politici non vogliono rivedere quanto detto. Berlusconi invece si. E la parte anticipata oggi mi è stata mandata per iscritto da lui stesso”.

Il presidente della Comunità ebraica romana Riccardo Pacifici ha così commentato le dichiarazioni del Cavaliere: Berlusconi non deve delle scuse agli ebrei, ma a se stesso”.  Il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane (Ucei) Renzo Gattegna ha parlato di un paragone “offensivo, sottolineando: “l’Italia repubblicana è un paese democratico mentre la Germania nazista era una spietata dittatura governata da criminali”. Dal Pd, il responsabile giustizia Danilo Leva ha incalzato le “colombe” del Pdl: “Essere uguali di fronte alla legge, rispettare lo stato di diritto sono paragonabili alla persecuzione degli ebrei? Cosa ne pensa Alfano?” Per il deputato democratico Emanuele Fiano, figlio di Nedo, deportato ad Auschwitz ed unico superstite della famiglia, l’ex premier “dovrebbe vergognarsi e chiedere scusa”. Il leader di Sel Nichi Vendola ha commentato su twitter: “Banalizzare come fa Berlusconi una terribile tragedia come la shoah per la polemica politica di tutti i giorni è agghiacciante”.

Dal Pdl, Renato Brunetta ha cercato di difendere Berlusconi, parlando di una “deformazione ad opera di ipocriti, strumentalizzazione volgare dei soliti sepolcri imbiancati”. Non è del resto la prima volta che il Cavaliere si esprime con leggerezza sull’Olocausto. Nel 2003, intervenendo al Parlamento europeo, si rivolse al capogruppo dei socialisti europei, il tedesco Martin Schulz, dicendo: “So che in Italia stanno girando un film sui lager nazisti. La proporrò per il ruolo di kapò...” Nel gennaio scorso, partecipando a sorpresa alle commemorazioni per la Giornata della Memoria a Milano, sostenne che Mussolini aveva fatto bene, anche se “il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa”. In alcune occasioni, poi, ha raccontato barzellette aventi per oggetto gli ebrei o Adolf Hitler.

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