Assemblea Pd, approvata la norma pro Renzi

La sospensione dell'articolo 18 consente al sindaco di Firenze di correre. Per Bersani il partito ha dimostrato "un capolavoro di democrazia".

di Daniela Santoni 7 Ottobre 2012 12:14

Ora Matteo Renzi può davvero iniziare la sua corsa per le primarie del centro-sinistra. È cominciata alle 10, a porte chiuse all’hotel Ergife di Roma, l’assemblea nazionale del Pd. I lavori sono stati aperti dal presidente del partito Rosy Bindi che nel suo lungo intervento di apertura non ha risparmiato aspre critiche al modo di condurre la sua campagna elettorale al sindaco di Firenze. “Il cuore della campagna di Renzi è un attacco permanente al partito e alla sua classe dirigente” e “lo slogan della rottamazione è un grande contributo alla demagogia della destra berlusconiana e di Grillo che ci vorrebbero tutti uguali e tutti a casa”.

Eppure poi l’assemblea decide di dare la chance al leader dei rottamatori sospendendo di fatto l’articolo 18. Lo statuto del Pd stabilisce infatti che il segretario in carica sia automaticamente il candidato premier del partito. Bindi guarda Susanna Camusso e dice sorridendo: “Sembra ci sia sempre un articolo 18 da modificare”. L’assenza dell’amministratore fiorentino si sente. E parecchio. Mentre fuori dall’Ergife un gruppo di ragazzi cerca il terzo candidato. Questo il cuore del discorso di Pippo Civati. Bersani mantiene serietà e compostezza, fa il segretario, con la sua esperienza cominciata dall’università e il suo viaggio in tanti anni d’Italia. Sa come ci si comporta nel partito e interpreta una richiesta di serietà e pragmatismo: “Senza il Pd non c’è alcuna possibilità di mettere ordine nelle prospettive del Paese, dobbiamo essere la bussola per il futuro dell’Italia dice durante la sua relazione.

 “Lasciatemi dire una cosa personale: sono stato veramente ferito dal leggere che qui si cambierebbero regole in corso d’opera per bloccare le primarie. Questo no, qui c’è un limite a tutto”. Così replica il segretario Pd, parlando a titolo personale, ai renziani sulla questione delle regole per le primarie. La platea applaude e Bersani commenta: “Noto un certo consenso. L’unica regola esistente che si cambia in corso d’opera è quella che consente ad altri di candidarsi oltre al segretario. E questa è una regola di apertura, mettiamolo in chiaro. E poi ‘regola’ è una bella parola, non bisogna averne paura”. Quanto alla pre-registrazione, il segretario Pd ha affermato che “è una norma che c’è sempre stata ma non è stata applicata”.

 

“Chi si candida sotto le insegne del Pd deve avere la bontà di rispettare il percorso che abbiamo fatto insieme” è il monito di Beppe Fioroni a Matteo Renzi e a chiunque decida di candidarsi.  Bersani invece chiede esplicitamente che vengano ritirati gli emendamenti, che chiedono una registrazione in un posto diverso dai gazebo e obbligano alla registrazione prima del primo turno. “. Il segretario Pd fa appello al “buon senso” e della opportunità di attenersi ai documenti presentati. “I documenti presentati parlano già abbastanza chiaro, vogliamo discuterne in coalizione. Il mio consiglio è fermarci lì”.

Intorno alle 15 il Pd ritrova la pace.  Per Bersani è un “capolavoro di democrazia” per l’organizzatore della campagna di Renzi, Roberto Reggi: “abbiamo ottenuto quello che volevamo”. Ed ora si dice: vinca il migliore

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