Approvato il “Jobs Act”, Renzi: “Nessuno sarà più lasciato solo”

In arrivo il contratto a tutele crescenti, i nuovi ammortizzatori sociali e il superamento dell'articolo 18. Critici i sindacati.

di Luca Fiorucci 21 Febbraio 2015 10:50

Il consiglio dei ministri ha approvato venerdì i decreti attuativi della riforma del lavoro, il cosiddetto “Jobs Act”, che porteranno al contratto a tutele crescenti, ai nuovi ammortizzatori sociali approvati il 24 dicembre e al superamento dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Soddisfatto il premier Matteo Renzi, che ha dichiarato in conferenza stampa: “E’ una giornata storica, un giorno atteso per molti anni da un’intera generazione che ha visto la politica fare la guerra ai precari ma non al precariato. Superiamo l’articolo 18 e i cococo. Nessuno sarà più lasciato solo. Ci saranno più tutele per chi perde il posto e parole come mutuo, ferie, diritti e buonuscita entrano nel vocabolario di una generazione che ne era stata esclusa”.

Dal 1 gennaio 2016, infatti, i contratti di collaborazione saranno sostituiti dal contratto a tutele crescenti, mentre rimangono le norme sui licenziamenti collettivi così come erano uscite dal Consiglio dei ministri, senza quindi tener conto di quanto richiesto dalle Commissioni lavoro di Camera e Senato. Renzi ha spiegato in proposito: “I decreti approvati dal Cdm servono a fare assunzioni collettive, non licenziamenti collettivi“. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha affermato invece: “La nostra scommessa è puntare sui contratti a tempo indeterminato rovesciando una mentalità che fino ad oggi voleva che si assumesse con qualunque contratto tranne con quello a tempo indeterminato“.

Dal 1 marzo entrerà quindi in vigore il nuovo contratto “a tutele crescenti”, che, per le nuove assunzioni con contratto a tempo indeterminato, prevede la possibilità di reintegro del lavoratore solo in caso di licenziamento discriminatorio o per licenziamento disciplinare per il quale venga provata l’insussistenza del fatto materiale contestato, mentre negli altri casi è previsto l’indennizzo economico. Dal 2016 saranno invece aboliti i contratti a progetto e quelli di associazione in partecipazione. Sono stati inoltre approvati i nuovi ammortizzatori sociali, ossia la Dis-Coll, l’indennità di disoccupazione per i collaboratori con almeno tre mesi di versamenti contribuiti, e la Naspi, che rispetto alla Aspi durerà più a lungo. Rimangono critici i sindacati, con la segretaria della Cgil Susanna Camusso che ha affermato: “Sul tema del lavoro il Governo va nella direzione sbagliata”.

Il Consiglio dei ministri ha approvato inoltre il disegno di legge sulle liberalizzazioni, con norme che riguarderanno librai, notai, assicurazioni, contratti telefonici e notifica per le multe, mentre è saltata la norma che prevede la vendita dei farmaci di classe C in luoghi diversi dalle farmacie. Per il premier, “si tratta di un tentativo di attaccare alcune rendite di posizione che hanno caratterizzato la storia del nostro Paese, una sforbiciata che riduce il gap tra chi gode di una rendita e chi non ne ha”. E’ slittata invece l’approvazione dei decreti fiscali, che andranno in un successivo consiglio dei ministri perché il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan non ha potuto essere presente dovendo partecipare alla riunione dell’Eurogruppo sulla Grecia.

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