Renzi a iscritti Pd: “Chi difende il sistema difende disuguaglianze”

Il premier ha cercato di ricucire le divisioni nel partito sulla riforma del lavoro con una lettera agli iscritti. La Cgil: "Basta insulti, discutiamone".

di Luca Fiorucci 21 Settembre 2014 11:14

Continua il dibattito sulla riforma del lavoro, e, dopo la polemica con la Cgil, ieri il premier Matteo Renzi ha cercato di ricucire le divisioni presenti anche all’interno del Pd su questo tema con una lettera aperta agli iscritti al partito, in cui ha parlato anche delle riforme del fisco e della scuola, ed ha affermato: A me hanno insegnato che essere di sinistra significa combattere un’ingiustizia, non conservarla”. Il presidente del Consiglio ha spiegato di non voler “fare le foglie di fico alla vecchia guardia che a volte ritorna“, e ha poi precisato: Chi oggi difende il sistema vigente difende un modello di diseguaglianze dove i diritti dipendono dalla provenienza o dall’età. Noi vogliamo difendere i diritti di chi non ha diritti”. 

Intanto prosegue il botta e risposta tra Renzi e la Cgil, dopo che venerdì il premier aveva accusato il sindacato di difendere le ideologie e non le persone. Ieri, infatti, la Cgil ha replicato via Twitter, coniando un nuovo hashtag, #fattinonideologia, e spiegando: “Non vogliamo che chi lavora possa essere licenziato senza una ragione“. In un altro tweet, però, il sindacato ha anche aperto al dialogo, affermando: “Basta insulti al sindacato: guardiamoci negli occhi e discutiamone”. La Cgil ha poi indicato sei paletti per la riforma del lavoro. Il primo, riguardante proprio il tanto dibattuto articolo 18, afferma: “Non vogliamo che chi lavora possa essere licenziato senza una ragione”. Il secondo si riferisce invece alle spaccature all’interno del mondo del lavoro, e recita: “Mandare tutti in serie B non è estendere i diritti e le tutele“.

Il sindacato chiede poi di estendere a tutti i diritti di malattia e maternità, boccia il “demansionamento“, chiedendo che a “stesso lavoro” corrisponda la “stessa retribuzione”, e dice “si” al contratto a tutele crescenti, ma alla condizione che “si cancellano i tanti contratti che producono precarietà”. La Cgil infine ricorda, al punto 6: “La regola più semplice: garantire la dignità di chi lavora”. Molto più netta l’apertura del leader della Cisl Raffaele Bonanni, che ha anche preso in parte le distanze dalla Cgil, ed ha affermato: “Penso che il presidente del Consiglio– nonostante le parole pesanti usate- faccia bene a mantenere questo profilo”Bonanni ha spiegato che la Cisl non intende andare allo sciopero unitario con gli altri sindacati, e ha detto che l’articolo 18 è “diventato un’ossessionema agli imprenditori non frega nulla”. 

Dal governo, invece, il ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia si è detta stupita” dalla “reazione del sindacato”, e, quanto alle diverse posizioni all’interno del Pd, ha spiegato: “Io credo non ci saranno fratture, quando discuteremo in Direzione del disegno di legge che dà diritti a chi non ne ha“. Fra i democratici comunque permangono i malumori della minoranza, che vorrebbe un contratto a tutele crescenti che a un certo punto faccia scattare la garanzia dell’articolo 18 e il reintegro, e che lunedì lavorerà agli emendamenti al testo e martedì si riunirà per preparare un documento unitario da consegnare al segretario sui temi economici.

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