Senato, ok dal cdm alla riforma. Renzi: “I contrari sono minoranza”

Diventerà una camera non elettiva composta di rappresentanti di Comuni e Regioni. Polemica tra il premier e Grasso, che vorrebbe rimanga eletto dai cittadini.

di Luca Fiorucci 1 aprile 2014 1:46
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Il consiglio dei ministri ha dato il via libera all’unanimità al disegno di legge costituzionale che trasforma il Senato in una camera non elettiva composta dai rappresentanti di Comuni e Regioni. Il premier Matteo Renzi, al termine della riunione dell’esecutivo, ha commentato in conferenza stampa: “Mettiamo la parola fine ad un dibattito trentennale, e ha aggiunto che, malgrado l’opposizione di alcuni parlamentari alla riforma, “non ci saranno tra i senatori persone che non colgano la straordinaria opportunità che stiamo vivendo“. Renzi ha detto inoltre di non essere preoccupato da eventuali spaccature nel Pd su queste riforme, “perchè so cosa pensa il Partito Democratico nei suoi organismi legittimamente e democraticamente eletti, so cosa pensa la base del Pd e so qual’è la posizione storica del Pd rispetto al superamento del bicameralismo perfetto”.

A Berlusconi, che aveva lamentato un mancato rispetto degli impegni da parte dei democratici per lo stop imposto alla legge elettorale per fare anche la riforma del Senato, il premier ha ricordato che l’accordo stipulato con lui riguardava non solo la legge elettorale, ma una serie di riforme, sulle quali “il Pd rispetterà gli impegni e sarà coerente”. Per Renzi, inoltre, “è fondamentale che si arrivi al 25 maggio (la data delle elezioni europee) avendo approvato il Ddl in prima lettura“. La riforma si basa su quattro principi: la nuova assemblea non dovrà esprimere la fiducia al governo e non avrà voce in capitolo sul bilancio (queste saranno prerogative esclusive di Montecitorio), non vi sarà l’elezione diretta dei senatori, che saranno 148, fra presidenti e consiglieri regionali, sindaci dei principali comuni, senatori a vita ed ex presidenti della Repubblica, e questi non riceveranno alcuna indennità.

Nel disegno di legge costituzionale è prevista anche una modifica del titolo V della Costituzione, relativamente alla ripartizione di competenze tra Stato e Regioni, e l’abolizione del Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro). Sulla riforma del Senato, però, il premier deve fare i conti con diverse voci critiche, tra cui quella del presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso, che aveva chiesto che questo rimanga eletto dai cittadini, e con il quale oggi ha polemizzato replicando: “Non si è mai visto un presidente del Senato intervenire su provvedimenti in itinere“. Grasso ha poi cercato di stemperare dicendo: “Rivendico la possibilità di poter esprimere la mia opinione sui temi della politica senza che nessuno possa temere o ipotizzare una parzialità nell’esercizio delle mie funzioni di presidente”.

Oltre al presidente del Senato, vi è anche un gruppo di circa venticinque senatori del PD che chiede a Renzi un “confronto” sulla riforma, mentre il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini ha invitato il premier a non avere fretta, e la presidente della Camera Laura Boldrini, pur non volendo entrare nel merito, chiede comunque “che vi sia un dibattito“. Sull’argomento è intervenuto anche il Quirinale, con una nota dove si sottolinea “come da lungo tempo il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano abbia espresso la convinzione della necessità ormai improrogabile di una riforma costituzionale che innanzitutto segni il superamento del bicameralismo paritario e garantisca un più lineare e spedito processo di formazione e approvazione delle leggi”.

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