Riforme, 14 senatori si autosospendono dal Pd

I senatori si sono autosospesi dopo la rimozione di Mineo dalla Commissione Affari Costituzionali. Renzi: "Non lasciamo a nessuno il diritto di veto".

di Luca Fiorucci 12 Giugno 2014 18:38

Il senatore democratico Paolo Corsini ha annunciato questa mattina che quattordici senatori del Pd si sono autosospesi dal gruppo parlamentare in seguito all‘allontanamento di Corradino Mineo e Vannino Chiti dalla Commissione Affari Costituzionali. Corsini ha letto un documento dove era scritto: “La rimozione dei senatori Chiti e Mineo decisa ieri dalla presidenza del gruppo rappresenta un’epurazione delle idee considerate non ortodosse sulla legge più importante, quella costituzionale. Si tratta di una palese violazione dell’art. 67 della Carta“. Il senatore ha inoltre annunciato che vi sarebbero altri colleghi che “hanno manifestato la volontà di aderire alla nostra iniziativa“. I senatori autosospesi, al momento, sono Casson, Chiti, Corsini, D’Adda, Dirindin, Gatti, Giacobbe, Lo Giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano.

Felice Casson ha inoltre spiegato: “La sospensione è stata decisa in vista dell’assemblea di gruppo di martedì prossimo, dove discuteremo tutti insieme dell’accaduto”. Corradino Mineo e Vannino Chiti sono infatti contrari alla riforma del Senato così come prevista del testo Boschi, sostenuto dalla maggioranza del Pd, che lo renderebbe composto di membri non eletti, espressioni delle realtà territoriali tramite la nomina da parte dei Consigli regionali. Chiti ha anche proposto un testo alternativo, il ddl Chiti, appunto, che anzitutto mantiene l’eleggibilità dei senatori. Il dibattito all’interno del Pd fra la posizione della maggioranza e quella della minoranza di Mineo e Chiti si è protratto per mesi, poi, ieri sera, l’ufficio di presidenza del gruppo ha deciso di rimuovere i due dalla Commissione Affari Costituzionali, sostituendo il primo con il capogruppo democratico al Senato Luigi Zanda, mentre Luigi Migliavacca veniva confermato come effettivo al posto di Chiti, eletto al Parlamento Europeo.

Renzi ora dovrà quindi tener presente la posizione dei quattordici senatori “dissidenti”, anche perché al Senato la maggioranza è di 161 voti, e lo scorso 25 febbraio il premier ha ottenuto la fiducia con 169 “si”, quindi, se i tredici decidessero di mettersi di traverso, il governo non otterrebbe la maggioranza. Intervistato da Radio Popolare, Mineo ha dichiarato: “Da parte mia nessun veto, la mia colpa è quella di aver detto che i colonnelli di Renzi, Boschi, Zanda e Finocchiaro hanno gravemente danneggiato il progetto di riforma del Senato voluto dallo stesso governo”. Dura la replica del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi: “Il processo delle riforme va avanti, non si può fermare per dieci senatori“, ha dichiarato, aggiungendo che il “caso Mineo”è una decisione del gruppo. E’ da lì che, martedì in assemblea, arriveranno le spiegazioni“.

Dalla Cina, invece, il premier Matteo Renzi, questa mattina, aveva affermato: Noi non lasciamo a nessuno il diritto di veto: conta molto di più il voto degli italiani che il veto di qualche politico che vuole bloccare le riforme. E siccome contano più i voti che i veti, vi garantisco che noi andiamo avanti a testa alta”. Pippo Civati ha attaccato duramente il premier per la rimozione di Mineo, affermando: “E‘ una decisione di Renzi che Zanda ha immediatamente eseguito, perché oggi lo stesso premier l’ha rivendicata dalla Cina. A volte queste cose venivano dalla Bulgaria, ma evidentemente siamo ancora più esotici”.

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