Napolitano difende la manovra: “Coraggio, ma non incoscienza”

Per il Capo dello Stato bisogna vedere "su quali risorse possiamo contare seriamente". I giovani di Confindustria: "Governo sordo alla voce del Paese reale".

di Luca Fiorucci 18 ottobre 2013 15:49
Giorgio Napolitano

La manovra finanziaria varata dal governo ha creato malumori e divisioni anche all’interno della stessa maggioranza, ma è stata invece difesa oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che, in una videointervista trasmessa al convegno dei giovani imprenditori di Confindustria in corso a Napoli, ha ammonito: “Occorre un atteggiamento critico quanto si voglia ma che sia sostenibilmente propositivo e consapevole di vincoli e condizionamenti oggettivi che non si possono aggirare. Perchè quella non sarebbe una prova di coraggio ma una prova di incoscienza”.

Entrando nel merito del provvedimento, Napolitano ha spiegato: “la questione non è tanto di vedere quanto si sia stanziato o se si dovesse o potesse stanziare di più. Il problema è di vedere nell’insieme su quali risorse possiamo contare seriamente senza inventarci delle coperture fasulle“. Per il capo dello Stato, non si può “sottovalutare il fatto che l’Italia sia uscita dalla procedura di deficit eccessivo “correre il rischio che ci ricaschi”, per questo il governo si è posto questa “giusta preoccupazione“. Il presidente della Repubblica ha infine espresso un auspicio: Abbiamo superato momenti molto più complessi e drammatici di quello attuale; supereremo anche questo per ridare all’Italia quella capacità anche di sviluppo industriale e non solo economico”.

Ma la legge di stabilità è finita oggi nel mirino delle critiche proprio dei giovani di Confindustria, il cui presidente, Jacopo Morelli, ha attaccato: “Se il governo annuncia come trionfo quello di essere riuscito a sventare l’aumento delle tasse, significa che è sordo alla voce del Paese reale“. Morelli ha lamentato inoltre che le riforme non siano statenemmeno ipotizzate, mentre il Parlamento “non ha nemmeno la forza e la dignità di darsi una legge elettorale decente”. Ieri, invece, la manovra aveva fatto registrare alcune spaccature all’interno della maggioranza, con il viceministro dell’Economia Stefano Fassina che, secondo quanto riportato dall’Huffington Post, avrebbe minacciato di dimettersi al ritorno del premier Letta dagli Stati Uniti, per essere stato estromesso dai lavori preparatori della legge di stabilità.

A Fassina ha oggi replicato il ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato, spiegando: “Non si poteva fare di più”. Il Pdl, invece, rimarrebbe diviso tra chi, soprattutto i membri del governo, difende la manovra e chi sostiene che essa rischia di portare ad un aumento della pressione fiscale, come Sandro Bondi, che oggi ha attaccato: “La manovra contraddice gli impegni presi con gli elettori“. Rimangono molto critici anche i sindacati, con la segretaria della Cgil Susanna Camusso che ha duramente attaccato l’esecutivo: “Ha messo la stabilità prima delle scelte del fare“. La Camusso ha anche minacciato nuovamente lo sciopero generale contro la legge di stabilità, spiegando che questo dovrebbe essere deciso lunedì all’incontro fra i leader di Cgil, Cisl e Uil, ma sottolineando: “Mi pare ci sia un orientamento unitario” verso lo sciopero.

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