Ddl Cirinnà, il Senato respinge le pregiudiziali di costituzionalità

Iniziata la discussione sul testo, che probabilmente non finirà in settimana. No del Pd ad Alfano, che chiedeva di accantonare la "stepchild adoction".

di Luca Fiorucci 3 febbraio 2016 4:56
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Il Senato ha respinto martedì le otto pregiudiziali di costituzionalità e le tre sospensive che chiedevano di rimandare in commissione il testo del ddl Cirinnà sulle unioni civili. La votazione è avvenuta per alzata di mano, e si è espressa contro il rinvio del testo in Commissione una larga maggioranza che comprende Pd, Sel, Movimento 5 Stelle e anche Ala di Denis Verdini. E’ cominciata quindi la discussione generale sul disegno di legge, che si prevede essere molto lunga, dato che sono previste 21 ore di interventi e ad ora sono 110 gli iscritti a parlare, e potrebbe non finire in settimana. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti si è detto “convinto” che il provvedimento sarà approvato.

La prima a intervenire è stata l’autrice del ddl, Monica Cirinnà, che ha spiegato: “Questa quarta versione del disegno di legge è già una sintesi moderata” e ha aggiunto che ” la frase che ritengo più falsa è che stiamo introducendo il matrimonio e le adozioni gay”, mentre sulla stepchild adoption (l’adozione del figlio del partner) “si sono agitati i fantasmi più spaventosi. La legge 40, quasi interamente riscritta dalla Consulta, vieta e punisce espressamente la pratica della gestazione per altri! Questo divieto è in vigore, resterà in vigore e in nessun modo il testo di cui discutiamo oggi interferisce con tale divieto”. Il Pd, del resto, non sembra voler assecondare la richiesta del ministro dell’Interno Angelino Alfano di accantonare la stepchild adoption dal testo, ricorrendo eventualmente a maggioranze “trasversali” per la sua approvazione, come ha spiegato un parlamentare democratico in Transatlantico, affermando: “Guardiamo al disegno di legge e non alla maggioranza di governo”.

Qualche piccola apertura a forme di mediazione su questo punto era comunque giunta nel pomeriggio dal capogruppo democratico al Senato Luigi Zanda, ma solo con piccole modifiche, senza per esempio lo stralcio dell’articolo che prevede, in pratica, l’equiparazione ai “coniugi”, come chiesto invece dal ministro dell’Interno. In serata, al Tg1, Alfano ha però insistito: Il Pd ci rifletta bene perché è un’ottima occasione anche per questo partito, nel senso che si può approvare una legge importante senza dividere il Paese. Togliamo di mezzo queste adozioni. L’80 per cento del popolo è contrario. La gente non le accetta, quando invece c’è un certo si a maggiori diritti per i soggetti che compongono una coppia anche omosessuale”Intanto si è momentaneamente arenato il patto tra Pd e Lega Nord, per cui il capogruppo leghista Gian Marco Centinaio avrebbe dovuto ritirare il 90% dei quasi cinquemila emendamenti presentati dal suo partito al ddl Cirinnà e, in cambio, il democratico Andrea Marcucci avrebbe ritirato il suo emendamento “canguro”. 

Le opposizioni avrebbero così avuto una settimana di tempo per giungere ad un’intesa sulla stepchild adoption, e sarebbe poi dovuto essere il presidente del Senato Pietro Grasso a decidere quali voti segreti ammettere, “emendamento per emendamento”Il Carroccio avrebbe però chiesto garanzie sul fatto che le circa cinquecento modifiche di legge restanti siano ammesse e discusse, ma i democratici hanno replicato che non sta a loro poter assicurare ciò, anche perché quei cinquecento emendamenti vertono quasi tutti sull’art.5, quello, già molto delicato, relativo all’adozione del figlio del partner. L’esecutivo spera ora che il Senato approvi il disegno di legge sulle unioni civili entro l’11 febbraio, ma deve superare lo scoglio dei voti segreti che Grasso potrebbe concedere, soprattutto quelli sull’articolo 5, a proposito del quale anche nel Pd si è levata qualche voce critica, e su quella parte dell’articolo 3 che rimanda indirettamente all’adozione. 

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