Viaggio su Marte per 520 giorni, ma è solo una simulazione

Il pianeta rosso è sempre più nei pensieri di astronauti e tecnici delle agenzie spaziali, che dopo lo storico atterraggio della sonda americana degli anni scorsi sperano di inviare al più presto degli esploratori in carne ed ossa.

di Vincenzo Avagnale 5 Novembre 2011 10:55

L’Agenzia Spaziale Europea dell’Esa ha finalmente riaccolto gli impavidi viaggiatori delle diverse nazioni, fra cui anche l’Italia con Diego Urbina, che hanno affrontato il viaggio di 520 giorni verso Marte. Il viaggio in verità è stato solo una complessa simulazione, tuttavia questo non ne sminuisce il valore scientifico. L’impresa non era mai stata tentata e nonostante le difficoltà tecniche di un vero viaggio verso il pianeta rosso siano enormemente più grandi ed esose, rimane comunque un addestramento per le difficoltà degli astronauti che in un futuro tenteranno l’impresa.

Diego, 27 anni, ingegnere al Politecnico di Torino, appena sceso dall’astronave terrestre all’interno del salone appositamente dedicato dell’Istituto dei problemi biomedici di Mosca ha detto: “per prima cosa voglio abbracciare la mia mamma”. Frase strana per un futuro eroe dello spazio? Non tanto, visto che anche la persona più forte e psicologicamente temprata rischia di subire effetti negativi da oltre un anno all’interno di spazi ristretti insieme ad estranei in condizioni simili a quelle di gravità zero.

Il “viaggio” è iniziato il 3 giugno 2010 ed oltre a simulare la reclusione all’interno dell’astronave hanno anche simulato le operazioni da svolgere durante il viaggio. Inoltre a Febbraio 2011 sono anche “sbarcati” in tuta per simulare delle escursioni sul suolo marziano. Infine hanno ripreso il viaggio di ritorno, che ha visto un sostanziale successo della missione.Tra gli specialisti russi, cinesi ed europei che hanno partecipato alla ricerca ci sono anche studiosi italiani come il professor Francesco Canganella, microbiologo dell’Università della Tuscia a Viterbo e Giovanna Bianconi dello stesso Dipartimento. Il primo ha commentato durante la conferenza stampa indetta alla fine della missione.

Abbiamo condotto test per indagare e trovare rimedi alla contaminazione ambientale che si crea in un ambiente chiuso e abitato per cui sulle superfici si depositano dei biofilm composti da batteri e funghi che possono provocare danni e corrosioni. Un esperimento era finalizzato alla sperimentazione di sostanze in grado di inibire queste formazioni. Il secondo esperimento riguardava la salute umana analizzando la microflora intestinale e gli effetti della clausura sullo stato psicologico. Abbiamo analizzato di continuo campioni e somministrato sostanze di vario genere, compresi estratti vegetali, per stabilizzare lo stato psicofisico e rafforzare le condizioni del sistema immunitario che tende ad indebolirsi. In pratica abbiamo cercato di combattere lo stress che inevitabilmente si genera in quello stato di isolamento e da cui possono nascere stati depressivi. Nei prossimi mesi avremo molto da studiare per arrivare alle conclusioni.

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