Dona sperma privatamente su internet e permette la nascita di 14 bambini

Un contrasto che non è nuovo negli Stati Uniti viene riportato alla ribalta nel dibattito quotidiano fra chi ritiene debba essere possibile vendere il proprio sperma privatamente e chi invece ritiene necessario il controllo di questo fenomeno assegnandolo solo alle banche del seme.

di Vincenzo Avagnale 21 Dicembre 2011 18:00

Un ingegnere di un’azienda di elettronica ritiene di poter essere una banca del seme autonoma, pertanto ha messo adeguati annunci su internet ed ha permesso a 14 donne di rimanere incinte con il suo sperma. Appena la notizia è divenuta nota si sono aperte le polemiche, sia quelle moralistiche di matrice religiosa, che vorrebbero il concepimento come atto naturale e senza l’intervento tecnologico dell’uomo; sia quelle di tipo protezionistico di chi ha interessi economici rilevanti del settore: cioè le banche del seme.

Secondo la Us Food and Drug Administration, che opera nella Baia di San Francisco, il donatore di sperma fai-da-te sarebbe una minaccia per la salute pubblica e gli ha ordinato di fermare la sua attività come donatore di sperma, se non vuole affrontare condanne che vanno da un anno di prigione e/o la comminazione di una multa che può raggiungere anche i 100.000 dollari.

L’ingegnere elettronico, un uomo di 36 anni (che nei suoi annunci pubblicitari online si dice uno scapolo sano con una forte educazione religiosa), non ci sta. Secondo lui la sua attività di donatore è un omaggio alla compassione per chi non può avere figli, ma anche un’occasione per non perdere il suo patrimonio genetico.

In un’intervista rilasciata a Reuters l’uomo ha voluto affermare con forza: “qualunque cosa accada questo fatto creerà un precedente importante, che potrebbe aiutare un sacco di coppie senza figli ad ottenere giustizia. La questione è secondo me molto semplice: ha il governo diritto di infilarsi anche nelle camere da letto della gente?”

La battaglia legale fra lui e la FDA è la prima del genere e sta richiamando un’attenzione dai media statunitensi eccezionale, con un forte coinvolgimento del pubblico, che si divide fra favorevoli e contrari al modo di vedere di questo donatore fai-da-te. Secondo l’FDA questa pratica non ha niente a che vedere con la libertà di donazione, che verrebbe già garantita dalle banche del seme, ma ne avrebbe con la libertà di pretendere un controllo medico autorevole delle condizioni del donatore, senza il quale si mette in pericolo madre e figlio, che potrebbero contrarre malattie di ogni sorta, come ad esempio l’Aids.

L’uomo, negli ultimi cinque anni, ha donato il suo sperma per ben 328 volte, fra ben 46 donne diverse, permettendo che 14 di esse riuscissero ad avere un bambino, secondo le stime dell’FDA, ma anche secondo i dati forniti dal donatore stesso. “Secondo la normativa FDA, i donatori di sperma devono essere sottoposti a screening per i fattori di rischio che possono aumentare le probabilità di trasmettere una malattia sessuale” ha spiegato la portavoce FDA, Rita Chappellepertanto se si vuole evitare la trasmissione di: virus dell’immunodeficienza umana (HIV), epatite B o C, sifilide, clamidia, gonorrea, citomegalovirus o disturbi genetici in generale non è lecito donare liberamente il proprio seme”.

L’ingegnere dal canto suo sostiene di sottoporsi ogni sei mesi agli esami necessari ad individuare tali malattie, ma ammette di non potersi permettere i costosi ed accurati esami dell’FDA, che però si fa pagare ben 1.700 dollari per l’intero processo richiesto dalle donne desiderose di rimanere incinte, mentre il libero donatore fa questa cosa ad un costo variabile fra i 425 ed i 600 dollari (tutti spesi a suo dire per verificare il suo stato di salute).

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