Tifo e camorra: “troppi rapporti” tra giocatori del Napoli e tifo organizzato

La Procura di Napoli dopo l'arresto degli 11 ultrà coinvolti nei tafferugli per l'incontro Napoli-Liverpool continua nella sua indagine. Secondo il procuratore aggiunto Melillo emergerebbe ben altro: "Gli ultrà arrestati vicini ai calciatori più di quanto si creda".

di Massimiliano Dramis 18 Febbraio 2012 12:44

Purtroppo quello che sembra emergere dall’inchiesta della Procura di Napoli, riguardo i rapporti tra i giocatori del Napoli e i vari esponenti del tifo organizzato, sta evidenziando contatti che hanno poco a che fare con la semplice passione sportiva.

Difatti, l’inchiesta che proprio in questi giorni ha portato all’arresto degli 11 tifosi ultrà, aderenti al gruppo dei “Bronx”, sta facendo emergere un quadro preoccupante. Non solo difatti, episodi di violenza stabiliti a tavolino, ma anche “frequentazioni pericolose” tra i leader del tifo organizzato e alcuni atleti che hanno militato o militano tutt’ora nella squadra napoletana.

Secondo il procuratore aggiunto Giovanni Melillo: “Gli ultrà arrestati vicini ai calciatori più di quanto si creda”. Sarebbe questo al momento l’elemento certo desunto dall’indagine in corso, iniziata due anni fa e che tutt’ora sta proseguendo con interrogatori e testimonianze varie. Melillo afferma che il capo del gruppo ultrà è Francesco Fucci, 33enne, che viene ritenuto persona molto vicina al clan camorristico dei Mazzarella, uno dei maggiori gruppi malavitosi del capoluogo partenopeo.

Secondo quanto riscontrato, proprio  nella sua abitazione, famosa come “il baretto”, venivano organizzate le aggressioni e le provocazioni ai danni delle tifoserie rivali, come ad esempio quella per Napoli-Liverpool del 2010, che ha portato all’arresto per l’appunto degli 11 ultrà.

Ma l’elemento nuovo che mergerebbe dall’indagine, è che non solo in questo “baretto” si organizzavano rappresaglie o altre azioni di violenza, ma a casa di Fucci spesso era possibile notare nella “lista degli invitati” anche giocatori del Napoli. Al momento nell’indagine difatti figurano due nomi, quello di Ezequiel Lavezzi e Fabiano Santacroce, che ora milita nel Parma.

Santacroce, nella sua deposizione resa agli inquirenti dichiarò: “Cerchiamo di avere buoni rapporti con la tifoseria, soprattutto organizzata, anche perché questo ci consente di giocare con minore pressione”. Inoltre il calciatore ha anche confermato di essersi recato da Fucci per regalargli alcune maglie.

Ma soprattutto è ciò che ha riferito l’attaccante del Napoli, Lavezzi, che ha convinto gli inquirenti che i rapporti tra tifo organizzato e giocatori non è semplice passione sportiva. Ecco infatti quanto ha dichiarato nella sua testimonianza riguardo i suoi rapporti con Antonio Lo Russo, figlio di noto capoclan napoletano: “Quando si profilava la possibilità che io lasciassi il Napoli fu proprio questa persona ad attivarsi perché in curva B fosse esposto uno striscione che mi invitava a non andare via”.

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