Suicidi in Italia? Non è colpa della crisi

Nonostante la crescita del numero di persone che si tolgono la vita, i dati ISTAT rivelano differenti verità.

di Simona Vitale 9 Maggio 2012 12:42

Il tasso di suicidi in Italia, legato alle difficoltà economiche, sembra essere davvero in perenne crescita. Con gli ultimi tre casi registrati ieri, due nel salernitano e uno nel milanese, il numero delle cosiddette vittime della crisi sale a 38, un terzo delle quali registrate in Veneto. Giuseppe Bertolussi, segretario dell’Associazione artigiani piccole imprese di Mestre è pertanto arrivato a lanciare un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché possa intervenire. D’altro canto forti polemiche sono state innestate anche dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro che ha accusato il Governo Monti di portarsi queste morti sulla coscienza.

Secondo dati ufficiali nel 2012, ogni giorno in Italia si registrano 0,29 suicidi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009. Stefano Marchetti, responsabile dell’ultima indagine su suicidi e tentati suicidi in Italia nel 2010 fatta per conto dell’ISTAT, ha osservato che ogni anno in Italia si registrano circa 3 mila suicidi all’anno, con punte intorno ai 4 mila nei primi anni ’90. Ogni gesto così estremo, secondo Marchetti, è sicuramente indice di un grave disagio, ma affermare che siano tutti riconducibili alla crisi economica è frase forte, che dovrebbe essere provata scientificamente. Secondo le osservazioni dell’ISTAT, specifica Marchetti,  nel 2010, sono stati registrati 3.048 suicidi, di cui 187 per motivi economici, per lo meno secondo quello che le forze dell’ordine ritengono sia il motivo scatenante dell’estremo gesto. Così ad esclusione del motivo d’onore, quello economico sembererebbe essere il movente meno preoccupante. Una persona su due decide di farla finita a causa di una malattia, prevalentemente di origine psichica, mentre la seconda causa di istigazione al togliersi la vita sembrerebbero essere le questioni di cuore.

Operando un confronto con gli anni passati, vediamo che nel 2008, i suicidi per ragioni di natura economica sono stati 150, su un totale di 2.828 casi. Nel 2009, sono stati 198 su 2.986 casi. Pertanto si registra un aumento del 24,6% tra 2008 e 2010, ma anche una diminuzione del 6% tra 2009 e 2010. Rispetto al totale, questi atti rappresentano il 5,3% di tutti i suicidi nel 2008, il 6,6% nel 2009 e il 6,1% nel 2010. La variazione percentuale sembra dunque minima. Sicuramente il disagio e le difficoltà economiche ci sono, questo è innegabile e possono gettare nello sconforto.

Il rapporto dell’Eures Ricerche Economiche e sociali, intitolato Il suicidio in Italia al tempo della crisi rivela che in aumento sarebbero i suicidi tra i disoccupati (362 nel 2010,  357 nel 2009 e una media di 270 nel triennio precedente), facendo dunque registrare un aumento del 40% tra 2008 e 2010. A rischio dunque i disoccupati, ma anche imprenditori e liberi professionisti. Non bisogna però trarre conclusioni affrettate. In Germania, dove l’economia non è certo in crisi come da noi, il numero dei suicidi è quasi doppio rispetto all’Italia e in Finlandia, con elevata qualità della vita, il tasso dei suicidi è 4 volte superiore al nostro. Paradossalmente in Grecia, invece, il numero dei suicidi è pari a poco più della metà di quelli registrati in Italia.

Ciò che sembra certo scientificamente è che il fenomeno dei suicidi è a rischio emulazione. Come dichiarato da Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Neuroscienze dell’Ospedale Fatebenefratelli di Milano:

Studi epidemiologici internazionali dimostrano con certezza che le notizie dei suicidi da crisi economica, se presentate in modo sensazionalistico, inducono altri suicidi, innescando un pericoloso effetto domino. Le persone che compiono questi gesti estremi sono nella grande maggioranza dei casi entrate da tempo nel tunnel della patologia psichica, prevalentemente depressiva, che toglie la possibilità di trovare soluzioni alternative. I gesti estremi possono essere scatenati da fatti contingenti che esasperano una situazione economica già complessa, ma s’innescano in personalità da tempo fragili e vulnerabili che non hanno avuto la possibilità di chiedere aiuto per la loro sofferenza psichica.

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