Sotto inchiesta 45 persone per la diffusione del ‘pezzotto’

Il mercato del pezzotto porta enormi introiti al mondo della criminalità organizzata. Scoperta una fitta rete informatica.

di Maria Barison 14 Maggio 2021 12:56

Per chi davvero ancora non lo sapesse, il ‘pezzotto’ in gergo significa la diffusione di materiali audio visivi quali canali televisivi, in maniera del tutto illegale e controllata. Un settore che non solo viola i diritti di copyright e diffusione, ma danneggia anche chi nel settore televisivo ci lavora e vive di pubblicità od abbonamenti che da essi derivano. Negli ultimi anni la campagna contro chi utilizza questo strumento si è intensificata ed anche questa volta ci sono almeno 45 indagati nel mirino.

La contestazione del Pubblico Ministero è quella di reato come associazione a delinquere che si protrae in: abusiva riproduzione a mezzo internet di opere protette dal copyright, frode informatica aggravata da ingente danno ed accesso abusivo a sistema informatico protetto da misure di sicurezza. Le 45 persone sono sparse per tutta Italia tra: Roma, Salerno, Catania, Messina, Napoli, Caserta, Milano, Pisa, Pistoia, Potenza, Siracusa, Taranto, Fermo, Verona e Cagliari. La scoperta e la diffusione in tutte queste Città hanno fatto appurare dell’esistenza di una complessa rete che si occupa della diffusione di questi servizi. Le vittime sono praticamente tutti i principali canali che diffondono materiale audiovisivo protetto da copyright.

L’operazione è avvenuta grazie alla collaborazione dei centri operativi di polizia postali di Roma e Catania. Hanno individuato in Sicilia, precisamente a Messina, la sorgente da cui proviene l’80% del segnale di flusso illegale. L’associazione a delinquere è data dal sistema piramidale con cui si legano gli operatori che si occupano delle installazioni che tramite passaparola, anche senza conoscersi, si passavano i contatti l’un l’altro formando appunto questo sistema illegale. Le forze dell’ordine spiegano che il segnale viene digitale (chiamato sorgente) viene convertito tramite una fitta rete di computer in segnale audio/video a tutte le infrastrutture domestiche dotate di una connessione internet. Ma non è finita qui, perché oltre al passaparola, sono stati creati gruppi telegram dotati di bot che pubblicizzavano i servizi in abbonamento illegali perché sì, si tratta comunque di pagare un abbonamento, anche se unico per tutti i canali.

Vi chiedete perché dare importanza ad una cosa del genere? Beh oltre alla violazione dei copyright, questo sistema ha portato nelle casse delle organizzazioni criminali un introito pari a 15milioni di euro, almeno tra gli abbonamenti da 10€ mensili individuati. Sicuramente gli introiti saranno maggiori, contando che ci saranno altre infrastrutture che si occupano di questo direi che oltre al danno c’è anche la beffa di alimentare delinquenti che usano questi soldi per commettere altri atti illeciti.

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