Padova, nuova evasione fiscale da 200 milioni

L’operazione “Dual Band” ha portato alla denuncia di 19 persone, 21 le società coinvolte in un giro milionario di false fatturazioni. Iva evasa per 35 milioni.

di Enzo Mauri 25 Maggio 2012 11:49

Continua l’opera delle Fiamme Gialle volta a fronteggiare il fenomeno dell’evasione fiscale, che dall’inizio dell’anno ha permesso di recuperare oltre 10 miliardi di euro. Nel mirino della Guardia di Finanza di Padova un’associazione a delinquere finalizzata all’evasione fiscale internazionale. L’operazione “Dual Band” ha portato alla denuncia di 19 persone, 21 le società coinvolte in un giro milionario di false fatturazioni che ha consentito l’evasione di 200 milioni di euro e l’omesso versamento dell’Iva per 35 milioni.

 
Dei tre filoni investigativi due hanno interessato il commercio internazionale di telefoni cellulari e palmari, portando all’individuazione di un articolato sistema di società distribuite su tutto il territorio nazionale, con ramificazioni anche in Spagna e Austria, che nell’arco di due anni ha prodotto una truffa ai danni dello Stato per centinaia di milioni di euro.


Si tratta  della classica “frode carosello” mediante la quale gli importatori italiani dei telefonini facevano formalmente acquistare a “teste di legno”, titolari di “società cartiere” i cellulari in Ungheria, al fine di creare un indebito credito Iva che sottraevano alle casse dello Stato”. Riporta in una nota la Guardia di Finanza. La perfetta gestione delle transazioni commerciali è stata possibile “grazie alla costituzione di una vera e propria associazione a delinquere composta da 19 persone, tra le quali spiccano quattro evasori totali”.

 
Il terzo filone investigativo ha riguardato il settore della commercializzazione delle carni. L’indagine ha preso avvio alla fine del 2010 con il sequestro di centinaia di confezioni di carne avariata contenuta in due celle frigorifere. Le indagini fiscali, condotte dal Nucleo di polizia tributaria di Padova con l’ausilio delle autorità sanitarie, hanno permesso di accertare “un vorticoso giro di fatture false che serviva sia a coprire la provenienza illegale della carne, sia a evadere il fisco”.

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