Siria, la repressione uccide i bambini!

La repressione del regime non fa distinzione e lungo il suo percorso di sangue per sedare le rivolte uccide uomini, donne, vecchi e perfino bambini.

di Vincenzo Avagnale 15 Ottobre 2011 7:04

A Ginevra ci sono state delle manifestazioni per protestare contro la repressione di Bashar al-Assad, dittatore siriano, che da sette mesi a questa parte ha fatto oltre 3000 morti!

L’Alto Commissario dell’Onu per i Diritti Umani, Navi Pillay, ha lanciato l’allarme. In sette mesi, cioè ma marzo scorso ad oggi, più di 3000 morti, di cui 187 bambini; 100 morti solo negli ultimi 10 giorni, di cui due sono sicuramente due ragazzini fra i 10 ed i 14 anni. Una carneficina tanto sanguinosa quanto inutile visto che il governo non fa altro che uccidere ed arrestare per poi trovarsi nuovi focolai di rivolta in tutto il paese.

L’esercito era stato schierato sette mesi fa’ e mentre gli altri stati arabi temporeggiavano con riforme democratiche, come nella vicina Arabia Saudita, oppure i regimi cadevano, come in Marocco, la Siria stringeva i pugni ed iniziava una guerra civile. Peccato che non si possa parlare di una vera e propria guerra civile, perché per fare una guerra è necessario che entrambe le parti siano armate, mentre in Siria c’è solo una pacifica protesta del popolo che chiede aiuto e democrazia ai suoi capi!

Pillay, ex magistrato sudafricano, ha spiegato che è sempre maggiore il numero di militari che si rifiutano di sparare sui civili ed il numero di disertori è in aumento, tuttavia la situazione non è positiva come in Libia (dove le armi dei ribelli ed i bombardamenti Nato danno maggiori motivi per ribellarsi al regime). Tuttavia secondo l’Osservatorio per i Diritti umani la situazione continua ad essere tragica, solo giovedì altri 36 morti, di cui un bambino di 10 anni nella città di Banash.

Il clima è però intimidatorio anche al di fuori della Siria, infatti c’è stato uno spiacevole episodio a Beirut, dove il rappresentante diplomatico Ali Abdul Karim Ali ha negato che ci sia la sua ambasciata dietro la sparizione di alcuni oppositori in Libano. “Queste accuse, infondate, si ripercuotono sul coordinamento tra i due paesi in materia di sicurezza” ha commentato l’ambasciatore in tono polemico al termine dell’incontro con il ministro degli esteri libanese Adnane Mansour.

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