Sequestrato tesoriere di Berlusconi, volevano ricattare il Cavaliere

Sei gli arrestati, avevano chiesto 35 milioni di euro in cambio di un documento utile a Berlusconi per la sentenza sul Lodo Mondadori.

di Stefania Calabrese 19 Novembre 2012 12:14

Il sequestro-lampo ai danni del ragionier Giuseppe Spinelli e sua moglie è avvenuto il 15 ottobre, quando, rientrando a casa in serata, è stato aggredito da malviventi armati e incappucciati, che l’hanno costretto ad entrare nella sua stessa abitazione, dalla quale è stata effettuata la telefonata del ricatto a Silvio Berlusconi.
Le indagini della Procura di Milano sono partite due giorni dopo, attivate dalla comunicazione dello studio Ghedini-Longo, quando il tesoriere di Berlusconi e la sua consorte erano ormai stati liberati dai rapitori in seguito alla telefonata con l’ex premier, che aveva preso tempo, e portati al sicuro in una località segreta dalla scorta del Cavaliere.
Oggi il lavoro degli investigatori, coordinati da Ilda Boccassini, ha portato all’arresto dei responsabili.

 
I dettagli dell’operazione ai danni del ragionier Spinelli cominciano ad acquistare nitidezza: i sequestratori erano in sei, il loro obiettivo era estorcere a Silvio Berlusconi 35 milioni di euro e a questo scopo avevano ideato il piano, che prevedeva di utilizzare Spinelli come tramite perché spiegasse all’ex premier il valore del dossier in mano ai rapitori, i quali sostenevano fosse in grado di ribaltare la sentenza del processo sul Lodo Mondadori.
L’ideatore dell’intera operazione di sequestro è un pregiudicato barese, Francesco Leone, legato al clan Parisi, già noto alle forze dell’ordine per diverse rapine in banca e sequestri-lampo. Facevano parte della banda anche Pierluigi Tranquilli, incensurato, fermato dalla Mobile di Roma ad un casello autostradale mentre cercava di raggiungere la Toscana; Alessio Maier, originario di Como e residente a Malnate (Va), con precedenti penali per associazione a delinquere e truffa; e tre cittadini albanesi, Ilirjan e Laurenc Tanko e Marjus Anuta, tutti pregiudicati.

 
Le indagini, pur essendo partite con oltre 24 ore di ritardo, sono state condotte a ritmo serrato e hanno preso le mosse dalle immagini delle telecamere di sicurezza, grazie alle cui registrazioni la Polizia giudiziaria del Palazzo di Giustizia e la squadra mobile hanno potuto trovare il numero di targa e un’impronta digitale. Il dettaglio che ha colpito maggiormente i coniugi Spinelli sono state però le scarpe da ginnastica rosse indossate dal capobanda.
Arresti e perquisizioni sono tuttora in corso, su disposizione della Direzione distrettuale Antimafia di Milano. Al momento non risulta sia stato pagato alcun riscatto.

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