Riforme, “tagliola” al Senato. Opposizioni al Quirinale

Il governo vuole porre il contingentamento dei tempi del dibattito e andare al voto entro l'8 agosto. Renzi: "Piaccia o non piaccia le riforme le faremo".

di Luca Fiorucci 25 luglio 2014 9:59
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Il governo intende procedere spedito sulle riforme, e vuole porre la cosiddetta “tagliola“, ovverosia il contingentamento dei tempi del dibattito, al Senato, per andare al voto sul ddl riforme entro l’8 agosto, mentre le opposizioni, che erano disposte a ridurre gli emendamenti in cambio di garanzie su Senato elettivo, riequilibrio tra le due Camere e referendum, sono insorte e hanno deciso di recarsi al Quirinale. Nella serata di ieri, quindi, una piccola delegazione composta da Gianmarco Centinaio per la Lega Nord, Vito Petroccelli per il Movimento 5 Stelle e Loredana De Petris di Sel per il Gruppo Misto è stata ricevuta al Colle, ma non dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, assente perchè indisposto, è stato comunicato, ma dal segretario generale della presidenza della Repubblica Donato Marra, che ha assicurato comunque la massima attenzione alla questione da parte di Napolitano.

La protesta delle opposizioni è arrivata dopo una mattinata tesa in Senato, dove nella prima seduta riguardante la riforma costituzionale sono stati discussi solo tre dei 7850 emendamenti presentati al testo del governo, e la seduta è stata quindi sospesa per una riunione della conferenza dei capigruppo convocata dal presidente Pietro Grasso, dove la maggioranza ha deciso il contingentamento dei tempi con la cosiddetta “tagliola”. Nel pomeriggio, i lavori sono ripresi tra le polemiche. Il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Luigi Zanda ha dichiarato: “Noi vogliamo discutere della Costituzione e non contare gli emendamenti, e io mi ribello a questa mancanza di democrazia”.

Il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha lanciato un ultimatum alle opposizioni e ai “dissidenti” di Pd e Forza Italia: “O c’è un ritiro sostanzioso degli emendamenti, concentrando la discussione su alcuni punti, oppure si va avanti, perchè così non si può andare avanti: è un ricatto”. Il premier Matteo Renzi, in un’intervista al Corriere della Sera, si è mostrato determinato ad andare avanti:In Italia c’è un gruppo di persone che dice “no!” da sempre. E noi, senza urlare, diciamo “sì”. Piaccia o non piaccia le riforme le faremo” ha affermato. Il Movimento 5 Stelle di Camera e Senato ha diffuso in serata una nota dove si accusava il governo di aver inferto un colpo gravissimo “al Senato e alle opposizioni: una tagliola inaccettabile, che fa carta straccia dell’art. 72 della Costituzione e impone la votazione della riforma costituzionale entro l’8 agosto senza possibilità di avere una discussione nel merito in aula”.

Nella nota si lanciava anche un avvertimento al presidente della Repubblica: E’ l’ultima opportunità per Napolitano di dimostrare che è il capo di tutti gli italiani e non solo di una parte”. In aula, il vicepresidente dei senatori leghisti Sergio Divina, mentre parlava il primo capogruppo Gianmarco Centinaio, ha iniziato a strappare le pagine della Costituzione, imprecando e urlando contro il governo e la maggioranza: “State violentando la costituzione. Divina è stato poi richiamato all’ordine dal presidente Pietro Grasso. Ora la maggioranza spera che le opposizioni mettano da parte le proposte di modifica ostruzionistiche e si confrontino nel merito di quelle quattro-cinque questioni rimaste ancora aperte, dato che il governo è disposto a trattare su alcuni punti, anche se Renzi rimane irremovibile sulla trasformazione del Senato da seconda Camera politica a Camera delle regioni.

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