Il Salone della Giustizia dalla parte delle donne e contro l’antisemitismo

Due gli appuntamenti di rilievo al centro della seconda giornata del Salone della Giustizia.

di C. S. 10 Aprile 2019 22:53

Due gli appuntamenti di rilievo al centro della seconda giornata del Salone della Giustizia. Il primo convegno “E’ solo una donna /Only a woman” ha visto un parterre d’eccezione composto da donne di alto profilo che si sono distinte nel mondo del lavoro e hanno vista riconosciuta la loro capacità.

Ad introdurre l’incontro è stata Johanna Arbib, presidente del Comitato internazionale del Salone.

Prima di dare il via ai lavori sono stati letti i messaggi inviati ai partecipanti del Salone dalla presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, e dal vicepresidente della Camera dei Deputati, Mara Carfagna.

L’ambasciatore del Regno Unito in Italia, Jill Morris, nel corso del suo intervento ha ricordato che la questione della parità di genere è “un elemento intrinseco e centrale, che coincide con i nostri valori. Qui in Italia sono la prima donna a ricoprire questo ruolo”.

“Penso sia un dovere per ogni donna battersi per la condizione femminile” ha osservato Patrizia Paterlini Bréchot, professoressa di biologia cellulare e molecolare dell’Università Parigi Descartes.

Brooke Goldstein, direttore generale del Lawfare Project, unica donna ad occuparsi di sicurezza e antiterrorismo, ha evidenziato l’importanza dell’istruzione e dell’educazione nella prevenzione della violenza, del terrorismo e della discriminazione. “Quando le donne diventano manager – ha detto Efrat Duvdevani, direttore generale di Peres Center for Peace and Innovation -, devono aiutare le donne che sono madri e lavoratrici”.

Altra tematica all’ordine del giorno è l’antisemitismo. Proprio le aggressioni fisiche e verbali contro persone di religione ebraica e contro i loro simboli, sono state il cuore della tavola rotonda “60 minuti per riflettere – Il nuovo antisemitismo in Europa”.

Incontro introdotto dall’avv. Barbara Pontecorvo e moderato da Maurizio Molinari de La Stampa. L’evento è stato promosso da Solomon, l’Osservatorio sulle discriminazioni che opera in accordo e collaborazione con primarie associazioni mondiali per la difesa dei diritti dell’uomo.

L’attenzione si è concentrata in modo particolare sulla Francia, dove ogni settimana le cronache registrano episodi di antisemitismo.

Per Pascal Markowicz, avvocato, rappresentante del Crif (Consiglio Rappresentativo delle istituzioni ebraiche di Francia) “in Francia la gran parte della minoranza musulmana vive bene la sua appartenenza alla Repubblica, ma al suo interno c’è una minoranza che “cerca di trasferire il conflitto israelo-palestinese in Francia”.

“L’antisemitismo – ha detto Donatien Le Vaillant, magistrato, consigliere per la Giustizia e le relazioni internazionali del Dilcrah – assume forme diverse come un virus che muta. Si usa il termine ‘sionista’ per non utilizzare ebreo. C’è un crescente antisemitismo, che ha origine in Medio Oriente ma esiste anche in Francia. Per questo motivo avremmo bisogno di una direttiva o un regolamento europeo per lottare contro la diffusione dell’odio su Internet. È necessario responsabilizzare i grandi del web”.

Molto atteso l’intervento dell’imam Hassen Chalghoumi, presidente della Conferenza degli Imam di Francia e Imam della Moschea di Drancy, che vive sotto scorta per il suo impegno contro gli estremisti.

“Provo dolore al pensiero che molti episodi di antisemitismo, tra cui attentati costati la vita a cittadini innocenti, siano stati compiuti da fedeli islamici” ha esordito l’imam Chalghoumi.

Sulla questione israelo-palestinese ha osservato: “sono per una positiva risoluzione di ogni controversia, ma non attraverso l’odio. Due popoli, due Stati. E una prospettiva di pace. Questo serve”.

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