Sentenza Ruby, le motivazioni: “Sesso a pagamento con Berlusconi”

Per i giudici, il Cavaliere "avrebbe abusato del suo ruolo di premier" nel telefonare alla Questura, ed era consapevole che la giovane fosse minorenne.

di Luca Fiorucci 22 Novembre 2013 11:27

I giudici della quarta sezione penale di Milano hanno depositato ieri le motivazioni della condanna di Silvio Berlusconi a sette anni di reclusione nel processo Ruby: per i magistrati, è provato che l’imputato abbia compiuto atti sessuali con Ruby, in cambio di ingenti somme di denaro e di altre utilità, quali gioielli”. Quanto al reato di concussione, relativo alle pressioni dell’ex premier per il rilascio della giovane marocchina, si sottolinea “la sproporzione tra l’intensità e la costrizione, proveniente dalla seconda carica istituzionale dello Stato, rispetto allo scopo avuto di mira, nel caso di specie il rilascio di una prostituta di 17 anni”. Per il tribunale, appare evidente “lo stabile inserimento” di Rubynel collaudato sistema prostitutivo di Arcore”, e Berlusconi era consapevole che la ragazza fosse minorenne, poichè “la giovane ha dichiarato di aver rivelato a Berlusconi di avere 17 anni la seconda volta che era andata ad Arcore“.

Secondo i giudici, inoltre, “risulta provato che il regista delle esibizioni sessuali delle giovani donne fosse proprio Berlusconi, il quale dava il via al cosiddetto bunga bunga, in cui le ospiti si attivavano per soddisfare i desideri dell’imputato”. Ruby ha sempre negato di aver avuto rapporto sessuali con il Cavaliere, ma per i giudici “ha mentito perchè è stata indotta a farlo dall’imputato”Berlusconi avrebbe abusato del suo ruolo di premier nel telefonare per far liberare la ragazza, e avrebbe chiamato per “ottenere per sè un duplice vantaggio: da un lato la ragazza veniva rilasciata” in maniera da poter “continuare indisturbata a frequentare la dimora di Arcore e dall’altro (Berlusconi) evitava che la stessa potesse riferire alle forze dell’ordine e alle assistenti sociali di aver compiuto atti sessuali a pagamento con lo stesso imputato, garantendosi così l’impunità”.

Per i giudici, l’allora premier, quando telefonò per ottenere la liberazione di Ruby, “non ha esitato ad asservire la pubblica funzione ad un interesse del tutto privato (…) ossia il complessivo funzionamento del sistema prostitutivo” di Arcore. Berlusconi avrebbe inoltre continuato ad avere rapporti con Ruby anche dopo la notte del 27 maggio 2010, quando questa fu portata in questura. Il Cavaliere avrebbe inoltre una “capacità a delinquere (…) consistita nell’attività sistematica di inquinamento probatorio a partire dal 6 ottobre 2010 attuata anche corrispondendo” a Rubye ad alcune testimoni ingenti somme di denaro”.

I giudici avevano infatti trasmesso ai pm le testimonianze a verbale di alcune delle Olgettine, di Michelle Conceicao e delle gemelle De Vivo, che, a processo in corso, erano ancora aiutate economicamente da Berlusconi. Duro il commento degli avvocati dell’ex premier, Niccolò Ghedini e Piero Longo, che hanno dichiarato in una nota: Una sentenza surreale, in totale contrasto con gli elementi probatori, con la logica, con i fondamentali principi di diritto e con la giurisprudenza della Corte di Cassazione. Anche con tutta la migliore volontà accusatoria non sarà possibile confermare questa sentenza nei gradi successivi di giudizio”. Daniela Santanchè di Forza Italia, in una nota, ha parlato invece di una sentenza “falsa” e “odiosa” e di un femminicidio giudiziario”.

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