Quirinale, doppia fumata nera per Marini. Bersani: “Fase nuova”

Il Pd si spacca sull'ex presidente del Senato, e venerdì terrà delle "primarie interne" per decidere un altro nome. 240 voti per Rodotà, candidato M5S.

di Luca Fiorucci 19 aprile 2013 2:12

E’ finita con una doppia fumata nera la prima giornata di votazioni per il Quirinale: per Franco Marini hanno votato solo 521 grandi elettori su 1007 alla prima tornata, quando era necessaria una maggioranza dei due terzi dei votanti, mentre alla seconda i principali partiti hanno votato scheda bianca. Stefano Rodotà, invece, il candidato del Movimento 5 Stelle votato anche da Sel e da molti membri del Pd, ha conquistato 240 voti alla prima votazione, 230 alla seconda. Marini ha fatto sapere di non avere intenzione di fare un passo indietro, ma è difficile che venga ripresentato alla quarta votazione, in programma per venerdi pomeriggio, quando pure è sufficiente la maggioranza assoluta. Il Pd si è infatti spaccato sulla candidatura dell’ex presidente del Senato, e Bersani, alla fine, ha annunciato: “Bisogna prendere atto di una fase nuova. Tocca al Partito Democratico la responsabilità di avanzare una proposta a tutto il Parlamento. Questa proposta sarà, come nostro costume, decisa con metodo democratico nell’assemblea dei grandi elettori”.

Il segretario ha convocato per venerdì mattina i grandi elettori del partito, al teatro Capranica, e qui probabilmente si svolgeranno una sorta di primarie interne per la scelta del candidato per il Quirinale. Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, ha invece commentato: “E’ evidente che Marini è già saltato“. Renzi è venuto a Roma per incontrare i parlamentari vicini, ma non Bersani, ed avrebbe proposto la candidatura di Sergio Chiamparino. Si fa strada anche l’ipotesi di votare Romano Prodi, che potrebbe ottenere anche il gradimento del Movimento Cinque Stelle, che lo prenderebbe in considerazione qualora Rodotà si chiamasse fuori, anche se Grillo ha fatto sapere che i suoi voteranno per l’ex garante della privacy fino alla quarta votazione.

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