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Primarie centrosinistra: servono 27 ore per votare

Primarie centrosinistra: servono 27 ore per votare

Ci vogliono dai 4 ai 5 minuti per registrarsi alle primarie. Se si portassero alle primarie 4 milioni di elettori, ci vorrebbero 27 ore circa per votare. Invece la domenica del voto prevede “solo” 12 ore di apertura seggi. L’ultima settimana di campagna per le primarie si apre con la polemica di Roberto Reggi, il coordinatore del “Comitato per Renzi” che chiede un potenziamento degli uffici elettorali. “Vista la strada scelta, ovvero la registrazione obbligatoria, ce ne vogliono tanti quanti sono i seggi” afferma. E poi aggiunge che bisognerà organizzare ogni metodo per accelerare le procedure di voto. Perché – avverte Reggi – “sarebbe un disastro se non riuscissimo a fare votare tutti quelli che si mettono in fila: allora, lo staff organizzativo del Pd dovrebbe dimettersi”. Ci saranno doppie file e il rischio di lentezza è concreto. Sempre che la sfida tra Bersani, Renzi, Vendola, Puppato e Tabacci riesca a vincere l’astensionismo che pure sembra essere da tempo il primo partito del paese.

 

Matteo Renzi, ripete che più gente va a votare, più lui ha buone chance e perciò il suo slogan ora è: “Meglio perdere un quarto d’ora in più domenica in fila, che i prossimi cinque anni”. Laura Puppato gli da manforte “Non rifacciamo gli errori di burocratizzare perché dissuadiamo dalla democrazia”. Dall’entourage di Bersani una secca risposta: “Sono lamentele un po’ folli”. Nico Stumpo ricorda che alle ultime primarie – quelle del 2009 per la segreteria del Pd, in cui si fronteggiarono Bersani e Franceschini, e andarono a votare in 3 milioni e 100 mila – le procedure richiedevano un tempo quasi uguale, e tutto si faceva in un solo giorno. Sinora sembrano essere 600 mila i pre-registrati, di cui 200 mila online (sul sito www. primarieitaliabenecomune. it ) mentre 400 mila hanno preferito andare negli uffici elettorali di tutt’Italia a iscriversi. Non tantissimi ma è in vista il rush finale.

 

Bersani si è già registrato a Piacenza, la sua città. In Lombardia (a Milano e nel milanese 25 mila iscritti), la preoccupazione è: “Come ci si comporta nei piccoli comuni dove magari viene a votare chi è stato in una lista civica alternativa al centrosinistra?”.

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