Oceano Indiano, la crosta terrestre si sta spaccando

A rivelarlo sono ben tre studi, pubblicati il 26 settembre su Nature, che sono arrivati alla medesima conclusione.

di Elena Arrisico 28 Settembre 2012 12:26

Secondo tre studi recentemente pubblicati su Nature, al largo dell’Oceano Indiano, la crosta terrestre si sta spaccando; ciò pare possa essere la causa dei due disastrosi terremoti di magnitudo 8.6 ed 8.2 della scala Richter avvenuti l’11 aprile di quest’anno, proprio in questa zona della Terra.

Secondo gli studiosi, ciò che potrebbe accadere in futuro non è prevedibile, ma è già dagli anni ’80 che alcuni sismologi sospettavano che la placca in questione – chiamata Indo-Australiana – potesse cedere e spaccarsi. I fenomeni sismici dell’11 aprile sono, dunque, stati “la manifestazione più chiara del processo di formazione di una nuova placca“, ha spiegato Matthias Delescluse, geofisico presso l’École Normale Supérieure di Parigi.

Secondo quanto reso noto, pare che la placca Indo-Australiana abbia iniziato a deformarsi circa 10 milioni di anni fa, così le regioni vicino all’India hanno iniziato a “sbattere” contro la placca eurasiatica, creando pressioni contro l’Himalaya e spingendo il Paese asiatico verso il basso.

Delescluse ed il suo team di scienziati sono arrivati a questa conclusione tramite un modello di stress calcolato sulla situazione geologica, scoprendo che il terremoto di magnitudo 9.1 della scala Richter del 2004 – che ha scatenato uno tsunami nell’Oceano Indiano – ed un altro inferiore del 2005 hanno, probabilmente, favorito il verificarsi del sisma del 2012. Dunque, secondo gli studiosi, questi due precedenti terremoti sono stati una causa indiretta di quelli avvenuti più recentemente; anche Gregory Beroza, sismologo presso la Stanford University di Palo Alto – in California, negli USA – concorda con tale ipotesi.

È importante studiare ogni terremoto, ma questo è piuttosto unico nel suo genere“, ha dichiarato Hiroo Kanamori, sismologo presso il California Institute of Technology di Pasadena. Per ben 6 giorni, infatti – secondo i ricercatori dell’University of California di Berkeley, guidati da Roland Bürgmann – altri eventi sismici di magnitudo 5.5 della scala Richter e superiore si sono verificati in altre zone del pianeta.

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