Napolitano: “Carceri incivili, sì ad amnistia e indulto”

Il Presidente della Repubblica ritiene che l'attuale formulazione dell'art.79 Cost. sia di ostacolo all'adozione di misure di clemenza.

di Simona Vitale 28 Settembre 2012 10:03

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha affidato ad una nota le sue considerazioni sulle carceri italiani, dopo aver ricevuto al Quirinale una delegazione rappresentativa di accademici, sottoscrittori e giuristi sul tema dell’efficienza della giustizia e della realtà carceraria. Napolitano parla delle carceri come “una realtà che non fa onore al nostro Paese, ma anzi ne ferisce la credibilità internazionale e il rapporto con le istituzioni europee”. Il capo dello Stato ha rinnovato l’auspicio per il lancio di: “proposte volte a incidere anche e soprattutto sulle cause strutturali della degenerazione dello stato delle carceri in Italia trovino sollecita approvazione in parlamento”. Cominciando, dice il Presidente, “da quelle, già in avanzato stadio di esame, per l’introduzione di pene alternative alla prigione”.

L’art. 79 della nostra Costituzione recita:

L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera, in ogni suo articolo e nella votazione finale; la legge che concede l’amnistia o l’indulto stabilisce il termine per la loro applicazione; in ogni caso l’amnistia e l’indulto non possono applicarsi ai reati commessi successivamente alla presentazione del disegno di legge.

Ricordiamo, inoltre, che la differenza tra i due tipi di clemenza sta nel fatto che l‘indulto è causa di estinzione della pena, mentre l‘amnistia, oltre la pena estingue anche il reato. L’indulto condona o commuta parte della pena, mentre con l’amnistia lo Stato rinuncia di perseguire determinati reati, condonando l’azione delittuosa e i suoi effetti. Ebbene, secondo Napolitano, tale formulazione dell’articolo 79 opporrebbe seri ostacoli all’adozione di misure di clemenza.

Nell’incontro al Quirinale, Giorgio Napolitano ha poi aggiunto che: “Sono state affrontate scottanti esigenze di riduzione della popolazione carceraria e di creazione di condizioni più civili per quanti scontano sanzioni detentive senza potersi riconoscere nella funzione
rieducativa che la Costituzione assegna all’espiazione di condanne penali”.

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